Si arrampica sulla grondaia per entrare nella casa murata

1 Giugno 2017

PESCARA. Nelle case murate di via Lago di Capestrano, non si entra sfondando. Ma arrampicandosi lungo i muri come Spider man. Prima aggrappandosi con le mani sui tubi delle condotte idriche. Poi,...

PESCARA. Nelle case murate di via Lago di Capestrano, non si entra sfondando. Ma arrampicandosi lungo i muri come Spider man. Prima aggrappandosi con le mani sui tubi delle condotte idriche. Poi, col piede poggiato sul box di una centralina, la spinta verso l'alto.
Fino a raggiungere la ringhiera dell'abitazione al primo piano. Ieri mattina, alle 11.49, un uomo dal fisico agile è rientrato così nel suo appartamento dove vive abusivamente, con un'altra persona, nel retro del civico 17 di via Lago di Capestrano, nel quartiere Rancitelli. Rapido, fulmineo.
Ha impiegato pochi secondi per raggiungere il terrazzino, strisciando lungo il muro del palazzo. Ormai è allenato.
Perché è il suo unico modo per entrare e uscire da casa più volte al giorno. Non vuole raccontare nulla di sè perché, urla dall'alto, «ho paura di perdere l'unico tetto che ho sulla testa».
Dice solo di non avere un lavoro e che per vivere si arrangia «con qualche lavoretto di fortuna».
Un rito che si ripete ogni giorno in quello stesso edificio di quattro piani dove due anni fa le fiamme hanno divampato, raggiungendo anche i piani alti. I residenti riferiscono che si è trattato «di un rogo appiccato ai motorini parcheggiati nell'androne».
Ieri mattina Giancarlo Carpiani, presidente dell'associazione Parco della Speranza, ha effettuato un sopralluogo nel palazzo dove, a distanza di tempo, le mura sono ancora annerite e scrostate lasciando intravedere diversi passaggi di vernice colorata.
I segni dell'incendio sono visibili anche ai piani alti, sia all'esterno sia all'interno del casermone datato Anni Sessanta. I fili della corrente elettrica in bella vista lungo che scale dello stabile dove vivono 7 famiglie.
«Sono passati due anni e noi siamo ancora in queste condizioni», racconta Mario Di Nardo, un inquilino che abita al primo piano con la moglie e i figli di 21 e 13 anni, «quel mattino all'alba abbiamo rischiato di morire imprigionati tra le fiamme. Per poter respirare ci siamo imbavagliati con dei fazzoletti imbevuti d'acqua e abbiamo subito chiamato i vigili del fuoco. Non riuscivamo a uscire dall'appartamento perché la colonna di fumo e fiamme era altissima, visibile anche sulla Tiburtina. Sono otto anni che litigo con l'Ater (Azienda territoriale edilizia residenziale) per far sistemare il palazzo dove tempo addietro si è pure staccato un cornicione al terzo piano e ha rischiato di centrare un passante».
Successivamente, il cornicione è stato rimesso a posto dagli operai dell'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale che gestisce gli immobili.
Sotto l'edificio, un tunnel annerito dal fumo con i muri scarabocchiati, collega l'altra parte di via Lago di Capestrano, una strada che gira tutt'intorno a una serie di palazzine allineate. Una delle quali, il civico 23 nelle vicinanze, oggetto di un altro incendio una decina di giorni fa provocato da un corto circuito.
Il pavimento del tunnel al civico 17 sta perdendo le mattonelle e una porta di lamiera è stata posizionata per sicurezza dopo il rogo.
Carpiani conclude il sopralluogo auspicando un pronto intervento dell'Ater per la riqualificazione delle palazzine e una maggiore vigilanza in tutto il quartiere da parte delle forze dell'ordine.
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