Si tassa la musica ma anche l’ombra
C'è la tassa sulla pubblicità, quella sull'insegna, quella sull'ombra proiettata dall'insegna, quella sulla scritta stampata sull'ombrellone. Poi c'è la tassa sulla certificazione dell'impatto sonoro,...
C'è la tassa sulla pubblicità, quella sull'insegna, quella sull'ombra proiettata dall'insegna, quella sulla scritta stampata sull'ombrellone. Poi c'è la tassa sulla certificazione dell'impatto sonoro, la Siae, e poi l'immondizia. Il 60% dei guadagni di un esercente viene mangiato dalle tasse. Rispetto a tali voci di costo, quello per il personale diventa irrisorio. Già, perché se c'è personale vuol dire che c'è movimento, mentre le tasse vanno pagate utili o no. Poi ci sono gli affitti, dal prezzo molto variabile a seconda della zona e della metratura del locale. Lo scorso inverno la Confesercenti ha lanciato la campagna Cedesi attività, nella quale invitava provocatoriamente i titolari di negozi ad esporre locandine elencando i "balzelli d'Italia", ovvero le voci di tassazione più strane. Tra queste, tornando ai bar, c'è la doppia tassa sulla musica: il bar o il ristorante che ha voglia diffondere musica deve corrispondere i diritti non solo alla Siae ma anche al Scf (Consorzio fonografici che rappresenta l'industria discografica). (pa. to.)

