«Siamo delusi e arrabbiati Rubano anche in spiaggia»

21 Luglio 2018

PESCARA. D’inverno ha subito due furti in ventiquattr’ore nel suo stabilimento, Lido Beach, in largo Mediterraneo. E conosce bene le sensazioni che si provano dopo la visita dei ladri e dopo aver...

PESCARA. D’inverno ha subito due furti in ventiquattr’ore nel suo stabilimento, Lido Beach, in largo Mediterraneo. E conosce bene le sensazioni che si provano dopo la visita dei ladri e dopo aver saputo che i responsabili tornano liberi in men che non si dica. Sa anche che quello dei furti è un problema costante, visto che sta registrando una serie di “colpi” sotto l’ombrellone ai danni dei suoi clienti, «nonostante le telecamere, presenti anche in spiaggia». I ladri, racconta Fabio Tiberi , «passeggiano sulla battigia» come se fossero dei bagnanti e si confondono in mezzo agli altri. Poi, tutto d’un tratto, «sfilano le borse» e si allontanano. Come reagire? «Quello che possiamo fare è migliorare le strutture, renderle più sicure, e noi lo abbiamo fatto anche aumentando le telecamere. Di più non possiamo fare. E non ci è consentito recintare gli stabilimenti, ma sarebbe una forma di protezione». Non sa cosa farebbe trovandosi di fronte i ladri, «perché ho tre figli. Forse mi limiterei a chiamare le forze dell’ordine». Ma sapere che un ladro non rischia più di tanto, in termini di detenzione in carcere, crea una certa «delusione. Anche perché come micro imprese subiamo di tutto» dai controlli sulle «procedure Haccp» alle conseguenze per uno «scontrino dimenticato». È «giusto» che sia così, commenta Tiberi, ma è anche vero che a fronte di questa realtà ce n’è un’altra che racconta dei «ladri che tornano liberi dopo due giorni». Ai suoi clienti, che «evidentemente si fidano ancora a portare i soldi sotto l’ombrellone», consiglia di «ponderare» la reazione, di fronte ai ladri. «Meglio chiamare le forze dell’ordine, evitando di agire d’istinto».
Ha subito diversi furti anche Riccardo Ciferni, non solo balneatore ma anche imprenditore del food, che parla di un problema legato «all’ordinamento» di fronte al quale «serve una riforma ampia». Quando i ladri entrano in casa c’è la sensazione di subire «una violenza intima perché toccano delle cose personali» mentre se vengono prese di mira le attività commerciali prevale «il nervosismo». «La proprietà privata non andrebbe mai infranta ma ci sono tanti disgraziati e piccoli teppisti che cercano di racimolare qualcosa, rubando d’inverno negli stabilimenti». Risalire ai responsabili non è facilissimo, visto che ora «arrivano con i guanti e il casco integrale», come è successo nella pizzeria Trieste di corso Manthoné. Se vengono presi e tornano subito liberi «dà fastidio e crea rabbia ma non si può pensare che cambi tutto da un momento all’altro». Il pensiero va a chi commette questo tipo di reati. «Quando sono dei disperati e hanno fame non hanno niente da perdere. Anzi, per loro andare in carcere vorrebbe dire avere vitto e alloggio garantiti». (f.bu.)