Sicurezza e movida, i gestori: locali più sicuri senza coprifuoco

I titolari chiedono l’allentamento degli orari di chiusura: «Finora l’effetto è solo controproducente» L’appello ai clienti: «Arrivano masse di persone tutte insieme, cerchiamo di rispettare le regole»
PESCARA. Il tempo per concedersi una cena è ridotto. Grandi folle si concentrano alla stessa ora. Il servizio è una corsa contro il tempo e il rischio assembramento aumenta. È la situazione che ormai da tre settimane si crea a Pescara con la riapertura dei locali, soprattutto nel weekend. I gestori di bar e ristoranti non hanno dubbi: il coprifuoco va allentato, almeno fino a mezzanotte, perché al momento l'effetto prodotto è controproducente.
«Il coprifuoco ci impedisce di fare il doppio turno», sottolinea Giuseppe Scampoli, titolare della Cucineria. «Pensiamo ai tanti che finiscono di lavorare alle 20, 20,30. Per loro è impossibile cenare fuori. Il mio locale, in tempi normali, ha sempre avuto una prima fascia con una clientela più giovane, che ha una minore capacità di spesa e nel secondo turno una clientela più adulta. Ora riusciamo a soddisfare solo la prima che è anche quella più complicata da gestire», continua. «Facciamo il massimo per garantire il rispetto delle regole, perché vogliamo evitare di essere additati come capri espiatori. Capisco che si sta uscendo da mesi di restrizioni e che le persone vogliano riprendersi la propria vita, ma l’appello è di cercare di essere il più accorti possibili, perché il loro mancato rispetto delle norme, significa per noi dover chiudere di nuovo».
Gestire i grandi flussi che si registrano a Pescara specie nel fine settimana è una sfida difficile per i gestori che hanno scelto di dotarsi dei vigilantes privati, sempre presenti nell’area di piazza Muzii, e che nel weekend salgono a 12 per ogni sera. «Ormai siamo diventati dei guardiani, più che ristoratori», ironizza Mario Palladinetti, proprietario di Salsedine e presidente dell’associazione Pescara Viva. «Stiamo cercando di fare il massimo, perché abbiamo flussi davvero importanti. Quando vengono le comitive che si dividono in tavoli da quattro, è naturale per loro avvicinarsi, e noi siamo costretti a riprenderli. Il coprifuoco ci sta togliendo la fascia delle cene e ha limitato il lavoro agli aperitivi. La parte antipatica è dover fermare il servizio alle 21,30 e mettere fretta ai clienti. In più siamo sottodimensionati. Le chiusure per tanti mesi delle attività hanno imposto a molti camerieri di reinventarsi e cambiare mestiere. Per noi sta diventando un problema reperire personale e non perché siano lavori sottopagati. Parliamo di stipendi di più di mille euro».
«Il coprifuoco pesa moltissimo», ribadisce Viviana Zeri di Vinamore, «costringe a concentrare tutti negli stessi orari e non si fa più una cena completa. Poi c'è il problema delle prenotazioni. Molti arrivano in orario da aperitivo, non so quando lasceranno il tavolo, quindi non riesco a programmare le prenotazioni. È complesso far rispettare le regole. Abbiamo la vigilanza privata e noi stiamo attenti, ma a volte ci sono situazioni che diventano ingestibili».
«Le persone hanno tanta voglia di uscire», specifica Francesco Pettinella, chef e general manager di Mila «e far mantenere le distanze è difficile. Durante la settimana la clientela è più predisposta al rispetto delle regole, ma il weekend arrivano masse di persone, gruppi di amici che, se anche si dividono tra i tavoli, in maniera quasi naturale tendono poi ad avvicinarsi. Il coprifuoco comprime il servizio in sole due ore costringendoci a dover far alzare i clienti. Spostare l'orario aiuterebbe a non creare questa massa concentrata».
Il fattore tempo sta diventando il primo problema per la ristorazione. «In tanti lavorano fino alle 20», dice Fabrizio Aprile, titolare di pizzeria Caracciolo. «È una continua corsa e ormai antipasti, caffè e dolci sono solo un ricordo. Si viene, si ordina una pizza e una bevanda e via». Tutto è legato al coprifuoco per Aprile, che spesso deve rifiutare delle prenotazioni. «La capienza del forno è sempre la stessa. Possiamo infornare al massimo 5 pizze alla volta e nel frattempo ne prepariamo altre 5: non riusciamo a soddisfare contemporaneamente più di un determinato numero di clienti. Se tutti prenotano alla stessa ora, non ha senso farli accomodare».

