Silvio Flacco, 100 anni e un grande dolore

Il genitore di Adriano, il compianto calciatore morto in campo nel ’77, sarà omaggiato dal sindaco Masci
PESCARA. È atteso anche il sindaco Carlo Masci oggi, a festeggiare le cento candeline di Silvio Flacco, classe 1920, originario di Giuliano Teatino ma pescarese d’adozione, che vive da 65 anni nella zona della Marina Sud. Masci, a nome del Comune, gli consegnerà una targa ricordo, come pure il sindaco di Giuliano Teatino Nicola Andreacola. Flacco si trasferisce a Pescara nel 1955 con la famiglia, ed è conosciuto anche per essere il padre del compianto Adriano, il calciatore morto durante una partita al campo Rampigna nel febbraio del 1977. Al giovane difensore dell’allora Porto Pescara venne intitolato l’antistadio e il club che, dopo varie fusioni, è confluito nel Delfino Flacco Porto, oggi primo in classifica nel campionato di Eccellenza. Di quella squadra è stato allenatore Dario, figlio minore di Silvio, che da attaccante ha giocato anche in serie D. Pure a Giuliano Teatino nacque un club, non più in attività, che portò il nome di Adriano Flacco, e di cui il fratello Dario è stato presidente. Silvio Flacco è inoltre uno degli ultimi reduci della Seconda guerra mondiale: il 3 febbraio del ’40 partì per la leva militare, arruolato come guardia costiera nella caserma Regina Elena di Napoli, e poi in Libia. Fatto prigioniero dagli inglesi, da Tobruk viene portato ad Alessandria d’Egitto e poi a Liverpool. Soggiorna a Manchester, Birmingham e a Londra, prima di rientrare in Abruzzo nel maggio del ’46. Nel 1947 sposa Adele Mattioli, che gli dà i figli Silvana nel 1948, Adriano nel ’49 e, nel 1956, Dario. A Pescara arriva per lavorare al liceo classico D’Annunzio come bidello, e si stabilisce inizialmente nelle case statali della Marina Sud. Silvio non è stato un grande appassionato di calcio, ma amava seguire le partite del Pescara: il giorno che morì Adriano era allo stadio, e mentre tornava a casa ricevette la notizia del malore che aveva colpito il figlio. Dopo la tragedia, Silvio reagì con compostezza, preferendo non avere ruoli nella società che amici e compagni di squadra hanno intitolato al figlio. Oggi, oltre alle targhe dei Comuni di nascita e di adozione, Silvio viene insignito del titolo di Cavaliere della patria con pergamena e medaglia, dal presidente regionale dell’Ancp Sebastiano De Laurentis. (a.r.)

