Simone: non dimenticherò mai la paura di non farcela

8 Aprile 2020

Il giovane parrucchiere dei calciatori racconta i giorni più duri e il risveglio «All’inizio febbre e debolezza, fino a quando ho iniziato a fare fatica a respirare»

PESCARA. «Ora sto meglio, ma non dimenticherò mai la paura di morire. Il coronavirus è davvero una brutta bestia. Non uscite, restate a casa».
A parlare è Simone Padula, 23enne parrucchiere originario di Collecorvino, da quattro anni collaboratore nel salone di Francesco Di Carlo in via Regina Elena, nel cuore di Pescara, per il quale nei giorni scorsi, anche dalle pagine del Centro, si sono levati le preghiere e gli incoraggiamenti anche di amici e clienti, compresi tanti giocatori del Pescara. Simone ha passato le ultime settimane tra gli ospedali di Pescara e quello di Sulmona, è rimasto per più di tre giorni intubato in terapia intensiva e in coma farmacologico, dopo aver contratto il Covid-19. «Penso di essere tra i pazienti più giovani», dice dal suo letto d’ospedale a Pescara, nel reparto di malattie infettive dov’è ricoverato da più di sette giorni, vale a dire da quando le sue condizioni sono sensibilmente migliorate.
«È difficile descrivere quello che mi è accaduto», racconta, aiutato ancora dalla mascherina per l'ossigeno. «Dal 7 marzo, giorno in cui l’attività ha chiuso, sono rimasto a casa. Dopo il 20 ho iniziato ad avere mal di testa, debolezza e febbre quasi a 39. Ma in un primo momento non ho pensato al coronavirus». E prosegue: «Qualche giorno prima ero stato in giardino per sistemare la cuccia del cane e avevo preso freddo. Credevo fosse quella la causa».
Ma le cure non funzionano: «La tachipirina non dava risultati, nel frattempo la tosse diventava sempre più forte. Allora ho provato con le iniezioni di Rocefin. Ma quando ho visto che tutto era inutile ho iniziato a spaventarmi e l’idea che potesse trattarsi del Covid-19 è diventata sempre più forte». Quindi il tampone e il ricovero in ospedale. «Sono andato con mia madre a fare il test a Penne. È probabile che sia stata lei a contagiarmi, perché fino a metà marzo è stata a contatto, per lavoro, con una signora risultata positiva. Da lì la situazione è peggiorata ulteriormente: tornato a casa ho iniziato a fare tanta fatica a respirare e allora abbiamo chiamato il 118». È l’inizio della fase più critica: «Non ricordo tantissimo di quei momenti. Ho fatto la tac, poi una dottoressa mi ha detto che mi avrebbero addormentato per intubarmi. Quando ho ripreso conoscenza mi sono ritrovato a Sulmona, dove poi mi hanno spiegato di avermi trasferito».
E, a Sulmona, Simone ci è rimasto per oltre tre giorni, fin quando le sue condizioni non sono migliorate: «Non pensavo che potessi stare così male e non pensavo che il virus potesse essere così aggressivo. Per fortuna adesso il peggio è alle spalle e posso parlarne senza problemi. Però quei giorni sono stati duri, per me ma anche per la mia famiglia, che da casa non poteva far altro che attendere qualche notizia».
Come dice lui stesso, il peggio è alle spalle. Oggi Simone è in via di guarigione e già la prossima settimana potrebbero arrivare le dimissioni dall’ospedale.
«Ho ripreso a mangiare come un leone», scherza il 23enne di Collecorvino anche a testimonianza di un morale decisamente buono.
«Passo il tempo a guardare serie tv e a rispondere ai messaggi. Ne sono arrivati tantissimi in questi giorni e voglio cogliere l’occasione per ringraziare tutti, dai colleghi di lavoro agli amici, i famigliari e anche i giocatori del Pescara, compreso l’ex mister Luciano Zauri, che continuano a farmi sentire il loro affetto. Devo dire che mi sono emozionato quando mi sono visto sul giornale, non sono abituato», continua sorridendo. «Il tempo di riprendermi e poi ci rivedremo nel salone. Sono consapevole che dopo più di un mese di chiusura mi aspetta un duro lavoro».
Simone ha provato sulla sua pelle cosa sia il coronavirus e adesso dice: «È un nemico subdolo, invisibile e pericoloso. Un messaggio da parte mia? Seguite i consigli, usate tutti i presidi necessari, come le mascherine, i guanti e il distanziamento sociale. Non bisogna assolutamente sottovalutarlo se non si vuole rischiare di finire nella sua ragnatela».
Il suo pensiero, adesso, va a chi sta ancora lottando: «Non posso che fare un grande in bocca al lupo a tutti. Io so quanto sia cattiva questa bestia, ma alla fine sono riuscito a batterla. Mi auguro che possano esserci tante altre storie a lieto fine come la mia».
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