Sindaco bloccato in Belgio Guida il paese per telefono

Pennapiedimonte, l’epidemia da Covid costringe Di Placido a restare all’estero Ma non si arrende: da tre mesi e con l’aiuto del vice, amministra i suoi cittadini
PENNAPIEDIMONTE. Nel paese dove tutti potrebbero chiamarsi Estragone e Vladimiro - dal barista al macellaio, dal panettiere alla pensionata, dal consigliere di maggioranza a quello di opposizione - è come se ogni giorno, arrivando in piazza, qualcuno desse loro l’appuntamento per incontrare Godot nel dì successivo. Ma Godot da tre mesi non è ancora arrivato.
Il teatro dell’assurdo di Samuel Beckett, con i suoi personaggi Estragone e Vladimiro appunto, può fare da proscenio alla storia di Levino Di Placido, 61 anni, sindaco di Pennapiedimonte con un piede qui e l’altro dalla famiglia in Belgio. Tornato in rue Leon Sacre, a Montigny Le Tilleul, nel distretto di Charleroi, in Vallonia, alla vigilia del lockdown, è rimasto bloccato all’estero e da ottantasette giorni è diventato come il figlio perso raccontato da Luca l’evangelista.
Manca ora il rientro e l’abbraccio con la comunità locale per completare la parabola del Vangelo con tanto di “perdono” e banda in piazza.
AMBASCIATORE D’ABRUZZO. In questo borgo di poco più di 400 anime nel Parco della Maiella e a 9 chilometri da Guardiagrele, le carte del Comune ormai le firma il vicesindaco Silvano Giangiacomo, operaio Sevel, che proprio ieri pomeriggio ha coordinato una seduta del consiglio comunale per nominare un revisore dei conti.
Eletto un anno fa sullo scranno di primo cittadino dopo le due consiliature dell’avvocato Giuseppe Di Giorgio, Di Placido, pensionato, ex imprenditore del settore immobiliare, ex consigliere del Cram Abruzzo in rappresentanza degli abruzzesi in Belgio, dove detiene il titolo di “Ambasciatore d’Abruzzo”, è diventato oggi il “protagonista assente” della storia del suo mandato.
Ma, come annuncia al telefono, prima o poi tornerà, smentendo Beckett e la sua trovata geniale sul non senso della vita umana, epitome della storia dello scrittore irlandese.
Figlio di emigrati a Charleroi-Marcinelle, dove è nato nel 1959, ha vinto le comunali del 2019 con l’85,51 per cento dei voti con la lista “Il cambiamento”, diventando anche il primo sindaco d’Italia del Maie, il Movimento associativo italiani all’estero, il partito di cui Di Placido è coordinatore in terra belga. Nel mandamento di Charleroi, il sindaco di Pennapiedimonte è anche presidente dell’associazione dei corregionali “La Maiella”. E lo scorso anno, a Montesilvano, ha ricevuto il Premio Dean Martin “Il viaggio dell’emigrante”.
Insomma, un’istituzione. La moglie, Sestina Di Matteo, è originaria di Pizzoferrato; dei due figli, Massimo e Alessio, il primo vive a Londra, il secondo sta con i genitori.
VOGLIA DI RIENTRARE. «Appena riaprono i voli internazionali vengo giù», spiega Levino a ora di cena, «mi pare di aver sentito non prima del 15 giugno; sto vedendo per un aereo da Bruxelles a Fiumicino. Se devo attendere Rayanair se ne parla il 1° luglio. Sono tornato dai miei in Belgio il 3 marzo convinto di riscendere il 12, perché d’abitudine sto tre settimane a Pennapiedimonte e una qui, ma il 10 hanno chiuso improvvisamente tutti gli aeroporti. L’ultimo biglietto che ho preso era per domani, 30 maggio, ma il volo è stato annullato anche stavolta. Non posso farci niente, non dipende da me. Sarei potuto scendere in auto e fare 2mila chilometri, ma l’ambasciata alla quale mi sono rivolto ha sostenuto che era a discrezione della polizia di frontiera farmi passare. Cioè: “Fai pure, ma sono cavoli tuoi”. Dovevo entrare in Francia, in Svizzera e in Italia: e se qualcuno mi avesse fatto tornare indietro? Ho avuto paura di restare bloccato e ho preferito rinviare la partenza».
SOLO TELEFONATE. Nel frattempo l’amministrazione comunale è guidata dal vicesindaco.
«Tutto procede», spiega Silvano Giangiacomo, «per fortuna non abbiamo avuto casi di coronavirus. Quindi nessuna emergenza da gestire. Con il sindaco mi sento tutti i giorni e dal Belgio dà le indicazioni giuste per amministrare il paese». E se qualche cittadino si lamenta? «Intervengo io per telefono e risolvo», riprende Di Placido. «Comunque è dura anche in Belgio in questo periodo: la situazione è abbastanza grave. Hanno cominciato a riaprire un po’ tutto, ma le lacune ci sono state eccome». Se adesso volesse tornare in auto, Di Placido dovrebbe prenderne una in affitto: la sua Mercedes grigio metallizzato con la targa personalizzata “Levino”, l’ha lasciata nel garage della casa di Pennapiedimonte. «Comunque, manca poco al rientro», sottolinea, «la cosa bella è che ho amministratori comunali adeguati e affidabili, con tanto di deleghe date alle persone giuste. La storia non si ferma nel mio paese soltanto perché io non ci sono».
CONTRARI E FAVOREVOLI. Ma qualcuno storce il muso per questa prolungata assenza. «Un sindaco è autorizzato a rientrare dall’estero», dice un concittadino che chiede l’anonimato, «poteva farsi fare il tampone e restare qui in quarantena, seguendo comunque da vicino le necessità del suo paese. Tre mesi all’estero sono troppi».
«Levino ha collaboratori capaci e bravi», replica Italo Di Bello, panificatore, «per cui il Comune ha funzionato benissimo anche senza di lui». Al momento il rientro è per il 15 giugno. Forse. E sono altri 17 giorni di attesa che fanno in tutto 104. E se Godot questa volta arrivasse davvero? Beckett, perché non hai previsto anche un altro epilogo?
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