Sinistra italiana: «Il distretto rurale è stato abbandonato»

29 Febbraio 2020

CITTÀ SANT’ANGELO. «Mentre nasce il distretto rurale “Montesilvano-Silvi”, che ci chiediamo cosa abbiano a che fare con un distretto rurale, il distretto rurale di cui è capofila Città Sant’Angelo è...

CITTÀ SANT’ANGELO. «Mentre nasce il distretto rurale “Montesilvano-Silvi”, che ci chiediamo cosa abbiano a che fare con un distretto rurale, il distretto rurale di cui è capofila Città Sant’Angelo è fermo»: è quanto lamentano Sinistra italiana in una nota diffusa dall’ex vicesindaco Alice Fabbiani e dal segretario provinciale Pierpaolo Di Brigida.
«Montesilvano e Silvi sono due comuni che non hanno neanche una continuità territoriale tra loro, perché in mezzo c’è proprio Città Sant’Angelo, e al cui interno prevedono industrie alimentari», spiegano Fabbiani e Di Brigida, «capiamo la voglia di ottenere fondi e provare a battere tutte le vie, ma se tali comuni hanno i requisiti per essere riconosciuti come distretto rurale, ci troviamo di fronte ad una farsa».
Sinistra italiana ricorda invece che «il distretto rurale “Terre vestine, dalle Saline al Gran Sasso”, con Città Sant’Angelo capofila di 16 comuni e già 35 aziende iscritte, è fermo: sicuramente cambiando le persone cambiano le priorità, e forse questa non rientra tra quelle dell’attuale amministrazione angolana».
«Per il progetto Terre vestine è stato fatto un lavoro immane e importante», aggiungono Fabbiani e Di Brigida, «prima della nostra esperienza non esisteva nemmeno una vera e propria normativa regionale. Un progetto che, oltre a non avere confini geografici, non aveva colori politici, perché la valorizzazione del territorio e delle sue aziende non deve dipendere dalla classe politica», conclude Sinistra italiana, appellandosi, per il rilancio del distretto rurale, «a quegli amministratori lungimiranti e a tutto quel tessuto imprenditoriale che resiste nonostante le enormi difficoltà».(a.r.)
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