«Sirena, c’è l’ok della soprintendenza»

Francavilla. Luciani chiude la vicenda della demolizione dopo un incontro a Chieti, ma il caso arriva sul tavolo del ministro
FRANCAVILLA. Procedura chiusa. Niente più c’è da aggiungere, e chiarire, sul caso della demolizione di Palazzo Sirena. Parole e pensieri del sindaco, Antonio Luciani, che consegna così il suo personale verdetto sulla vicenda che, più di ogni altra, ha messo a rumore l’estate francavillese. Dopo una visita alla soprintendenza archeologica e alle Belle arti di Chieti e un’intervista andata in onda ieri sera sull’emittente tv Rete8, il primo cittadino ha voluto chiudere ogni polemica. Ma la questione non sembra affatto conclusa, almeno a livello politico. È di ieri, la presentazione ufficiale della interpellanza parlamentare di Sinistra italiana, che porta la firma della deputata Annalisa Pannarale.
Un’iniziativa spiega il segretario regionale di Si, Daniele Licheri, che è stata portata avanti di concerto con il comitato cittadino Sirena Risorgi. «Ci siamo messi a disposizione» dice Licheri, «e tramite la nostra deputata Pannarale abbiamo presentato un'interpellanza al ministro dei Beni culturali sull'abbattimento di Palazzo Sirena. Purtroppo, ormai la demolizione è conclusa, ma la memoria non si cancella e riteniamo doveroso andare fino in fondo a questa vicenda sia politicamente che dal punto di vista procedurale». Per Luciani, la partita sembra invece già definita. «C’è l’ok della soprintendenza, che dovrebbe a questo punto chiudere tutte le polemiche per la sua demolizione» ha detto il sindaco nel corso della sua intervista per la rubrica Il Fatto. Il riferimento è al vertice, concordato ben prima dei lavori di abbattimento dell’edificio, tra la soprintendente Rosaria Mencarelli, accompagnata da due funzionari e lo stesso primo cittadino di Francavilla. Nel corso dell’incontro, la soprintendenza avrebbe dunque confermato che non vi è alcun vincolo architettonico sulla Sirena e che sarebbe già stata istruita la pratica dell’eventuale vincolo culturale, trascorsi i 120 giorni richiesti dalla stessa soprintendenza teatina. «Vorrei chiarire una volta per tutte» ha proseguito Luciani, «anche la questione della famosa mail che avrei ignorato, come se volessi scavalcare la presunta valutazione contraria della soprintendenza. Nulla di vero. In questa mail, con estrema cortesia, la Mencarelli mi chiedeva se, visto che si era insediata solo da qualche giorno, potevamo far slittare le operazioni di demolizione, giusto per avere un quadro più preciso della situazione. Io, con altrettanta cortesia, le ho risposto che non era possibile, perché c’era un iter in corso che non potevo bloccare». (f.c.)
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