«Sisma, capire se generato da faglia unica»

L’Ingv ha predisposto un identikit della frattura: si estende per 25 chilometri e ha uno spessore di 10
ROMA. È pronto il primo identikit della faglia all’origine del terremoto che alle 3.36 del 24 agosto ha colpito la zona del reatino. L’analisi dei dati raccolti dai satelliti e dai sismografi, insieme ai rilievi fatti sul campo dai tanti ricercatori che dai giorni scorsi si sono spostati nelle aree colpite dal sisma. Lo hanno detto i ricercatori al termine di una riunione tecnica che si è svolta all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).
«Abbiamo un primo quadro interpretativo di tutti i dati raccolti», ha rilevato il sismologo Massimo Cocco al termine dell’incontro. «Stiamo identificando meglio la faglia per capire come potrebbe interagire con quelle vicine», ha osservato un altro sismologo dell’Ingv, Alessandro Amato. Tutti i dati raccolti finora, e i modelli elaborati in base ad essi, concordano nell’indicare che la faglia si estende per 25 chilometri, ha uno spessore fra 10 e 12 chilometri ha cominciato a rompersi in corrispondenza della zona di Accumoli, da dove si è estesa sia verso Nord che verso Sud. «Abbiamo anche capito dove si immerge», ha detto Cocco, vale a dire che in profondità la faglia è inclinata in direzione del Tirreno. Adesso c’è anche un’idea più precisa di quanto sia complesso il sistema di faglie nella zona colpita dal terremoto. Erano faglie che esistevano già prima del sisma del 24 agosto e che in seguito al terremoto hanno cominciato a spostarsi. Sono ancora moltissime le domande aperte.
«Non è chiaro - ha detto Amato - se la faglia che ha generato il terremoti sia un’unica faglia continua o se si siano attivati due segmenti». La risposta potrà arrivare nelle prossime settimane e i satelliti potranno dare un grande contributo.
In questi giorni stanno continuando a catturare immagini e dati sia quelli della costellazione italiana Cosmo SkyMed, dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), che hanno inviato a Terra le prime immagini dei danni, sia i Sentinel-1 dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che hanno fornito immagini e dati che hanno permesso i primi calcoli della deformazione del suolo. Potranno dire molto anche i ricercatori che stanno lavorando nell’area della faglia con l’aiuto delle stazioni mobili, 15 delle quali sono state già collegate.

