Sit in per il posto fisso I docenti precari scendono in strada

I 43 professori riuniti sotto la sigla “Nastrini liberi uniti” manifestano con striscioni e megafoni sotto la sede della Rai
PESCARA. Dalle proteste di piazza in mezza Italia ai sit in (in contemporanea) sotto le sedi Rai di Pescara, Palermo, Catania, Cosenza, Napoli e Roma. L'obiettivo di questa ultima iniziativa è avere il massimo della risonanza mediatica a livello nazionale per chiedere "assegnazioni provvisorie per tutti", per dire basta alle "deportazioni" nelle Regioni del nord e si al posto fisso in Abruzzo.
Ieri pomeriggio 43 docenti, quasi tutti di sostegno, coordinati da Francesca Carusi e riuniti sotto la sigla Nastrini Liberi Uniti (ex Nastrini rossi, ma a breve si costituiranno come comitato interregionale del sud) si sono ritrovati, con striscioni e megafoni, sotto la sede Rai di via De Amicis in rappresentanza di 160 colleghi pescaresi e 400 abruzzesi.
Protagonisti di una manifestazione pacifica, presidiata dai carabinieri, i Nastrini hanno ricevuto la visita dell'assessore regionale al Diritto all'Istruzione Marinella Sclocco e la solidarietà del rappresentante dei Cobas scuola locale Ettore D'Incecco e del segretario regionale di Sinistra Italiana Daniele Licheri.
Le stanno provando tutte, i professori esodati, per effetto della legge 107 sulla Buona scuola, che dall'agosto scorso stanno lottando per rimanere a insegnare in Abruzzo. Non vogliono ripartire a settembre, come accaduto l'anno scorso, per tornare a occupare le cattedre di ruolo in molte città del nord Italia: Guastalla, Treviso, Pesaro, Verona, Venezia, Vicenza, Mantova, Milano «dove il folle algoritmo ministeriale ci ha sparati a caso lasciandoci in un limbo dal quale non riusciamo a riemergere e ci chiediamo perché non ci ascoltano», attacca Carusi, leader del Movimento che ingloba le delegazioni di Basilicata, Calabria e Campania per un totale di 30 mila docenti "precari di ruolo", come si definiscono.
Non vogliono separarsi dalle famiglie e non possono farcela economicamente, con 1200 euro al mese, a mantenere due case, una nelle città di residenza dove vivono figli e familiari e l'altra nelle località dove sono di ruolo per tre anni consecutivi. Di ruolo, con la cattedra, ma precari.
«Peggio di prima, quando precari lo eravamo davvero», sottolineano in coro, «Perché dobbiamo andare via e lasciare le famiglie quando qui in Abruzzo i posti ci sono e avanzano? Così ci costringono a licenziarci, a scegliere tra la famiglia e il lavoro».
Quanti posti ci sono? «Oltre mille in Abruzzo e circa 300 a Pescara, a fronte di 400 docenti deportati che non possono garantire la continuità didattica e la progettualità». L'assessore Sclocco ha annunciato «l'invio di una lettera da far firmare a tutti gli assessori delle regioni del Sud e poi inviarla al ministro Fedeli affinché venga sollecitata a risolvere un grande problema che tocca anche una regione sensibile come la nostra, a causa dei terremoti».
«La 107 li ha ingannati anche sul fronte degli stipendi, passeranno 9 nove anni per il primo aumento di 80-90 euro», conclude D'Incecco dei Cobas scuola. Oggi, tutti i comitati regionali dei Nastrini terranno una conferenza stampa a Roma.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

