Sita, un anno in carcere con la sua bimba

La storia di Sita è straziante come tutte le altre. È il racconto di un’altra giovanissima donna appena maggiorenne. Violenze, carcere, spostamenti. Ha vissuto e subito tanto questa ragazza. «Ho 18...
La storia di Sita è straziante come tutte le altre. È il racconto di un’altra giovanissima donna appena maggiorenne. Violenze, carcere, spostamenti. Ha vissuto e subito tanto questa ragazza.
«Ho 18 anni e sono cresciuta in Costa d’Avorio. Mia madre aveva problemi di salute mentale e quando è morta non ho più avuto posto a casa di mio padre. Sono andata a vivere con mio fratello, in cambio guardavo sua figlia piccola. Ho seguito questa famiglia ovunque, anche in Libia, quando hanno deciso di trasferirsi lì. Un giorno mio fratello e la moglie erano usciti di casa. È arrivata la polizia libica. Hanno arrestato me e la bambina, che allora aveva 4 anni. Non sapevo perché, poi ho capito che volevano soldi». Una situazione terribile considerando soprattutto la presenza di una bambina.
«Siamo rimaste in prigione per un anno», continua il racconto, «mi hanno picchiata in qualsiasi parte del corpo. Ho ancora le cicatrici. Ogni sera sceglievano una donna da violentare. Per fortuna a me non è mai toccato. Mentre ci picchiavano, fumavano come se fosse un gioco».
«Ho 18 anni e sono cresciuta in Costa d’Avorio. Mia madre aveva problemi di salute mentale e quando è morta non ho più avuto posto a casa di mio padre. Sono andata a vivere con mio fratello, in cambio guardavo sua figlia piccola. Ho seguito questa famiglia ovunque, anche in Libia, quando hanno deciso di trasferirsi lì. Un giorno mio fratello e la moglie erano usciti di casa. È arrivata la polizia libica. Hanno arrestato me e la bambina, che allora aveva 4 anni. Non sapevo perché, poi ho capito che volevano soldi». Una situazione terribile considerando soprattutto la presenza di una bambina.
«Siamo rimaste in prigione per un anno», continua il racconto, «mi hanno picchiata in qualsiasi parte del corpo. Ho ancora le cicatrici. Ogni sera sceglievano una donna da violentare. Per fortuna a me non è mai toccato. Mentre ci picchiavano, fumavano come se fosse un gioco».

