Smart working per le aziende: le nuove regole dal 1° settembre

30 Agosto 2022

Torna l’accordo individuale ed è sufficiente la comunicazione telematica al Ministero dei nominativi Ecco le categorie che avranno priorità nel lavoro agile, cosa cambia per la pubblica amministrazione

Dal 1° settembre cambia l'utilizzo dello smart working, che non sarà più automatico. Terminata la fase di emergenza, si torna all’accordo individuale: per avere accesso al lavoro agile, azienda e dipendente dovranno mettere nero su bianco termini e condizioni della prestazione. Una modalità valida sia per il settore pubblico che per quello privato. Verrà, però, semplificato l'iter per la richiesta al ministero del Lavoro e sarà sufficiente una comunicazione telematica per attivare la procedura di lavoro "a distanza".
COSA CAMBIA
Torna a essere imprescindibile l'accordo individuale in forma scritta, senza il quale lo smart working non sarà più applicabile. È questa la novità più importante per le aziende, che potranno continuare a usufruire della procedura semplificata inviando, in via telematica, al ministero del Lavoro, i nominativi dei dipendenti e la data di inizio e di cessazione delle prestazioni di lavoro in modalità agile. Nella documentazione va indicato anche se il rapporto è a termine o se si tratta di un tempo indeterminato. Lo stesso meccanismo adottato nella fase emergenziale. Le aziende che durante la pandemia avevano inoltrato le relative comunicazioni, come previsto dal decreto, non dovranno farlo di nuovo, salvo cessazioni o modifiche. Dunque, i lavoratori che non hanno sottoscritto un accordo individuale per la prosecuzione dello smart working, dal 1° settembre dovranno tornare a lavorare in presenza. Vale anche per i fragili e i genitori di under 14, vista la mancanza di una proroga del lavoro agile applicabile al 100% per alcune categorie specifiche.
CHI HA PRIORITà
Alcune categorie, come fragili e lavoratori in condizioni disagiate, hanno la priorità nella scelta del lavoro a distanza, secondo quanto stabilito dal decreto Legge 105 del 2022 che ha confermato, e introdotto per alcune categorie di lavoratori, una priorità nel riconoscimento del diritto a lavorare in smart working. Sempre se nell’azienda il lavoro agile è previsto. Dal 13 agosto 2022 hanno la precedenza, in caso di concessione di smart working, i lavoratori con disabilità, quelli con figli di età inferiore ai 12 anni o con figli disabili gravi e i caregiver. Con l’emergenza Covid-19 lo smart working ha avuto un'applicazione diffusa nel settore pubblico. In particolare, il decreto del 30 aprile 2021 aveva previsto il lavoro agile come modalità ordinaria inizialmente fino al 31 dicembre 2021, scadenza poi posticipata. Da quel momento, la pubblica amministrazione doveva prevedere il lavoro in presenza come modalità prevalente e, in linea di massima, la maggior parte degli uffici si era allineata nel concedere due giorni di lavoro in smart working per un massimo di 8 giorni al mese. Ai direttori di ufficio è stata, comunque, concessa libertà di gestione dei dipendenti anche per quanto riguarda il lavoro da remoto, tenendo sempre presente la priorità, laddove possibile, del lavoro in presenza.
UFFICI PUBBLICI
Dal 1° settembre anche nella pubblica amministrazione il lavoro andrà riorganizzato tenendo conto delle ultime modifiche che vedono, in particolare, un ampliamento delle categorie con precedenza all’assegnazione del lavoro agile. Si dovrà tenere presente la priorità dei genitori con figli under 12 o con figli di qualsiasi età con gravi disabilità. Stessa priorità va data ai dipendenti con disabilità e a quelli che si occupano di famigliari non autosufficienti. Nel caso i cui i dirigenti pubblici debbano limitare il numero di dipendenti a cui concedere il lavoro agile, dovranno sempre considerare queste categorie come prioritarie. In presenza di lavoratori fragili, le tutele specifiche del Cura Italia si sono concluse il 30 giugno scorso, senza possibilità di proroga: per loro, adesso, i dirigenti devono applicare il lavoro agile nella forma più flessibile consentita dalla legislazione. La comunicazione del Governo, del 30 giugno scorso, infatti parla di "deroghe al lavoro in presenza per questa categoria di lavoratori".
©RIPRODUZIONE RISERVATA