Società del gas condannata per le bollette

Accordato il risarcimento danni a un cittadino: aveva già pagato, ma gli chiesero i soldi un’altra volta
PESCARA. Si è conclusa con il risarcimento danni per lite temeraria in suo favore, deciso dal giudice di pace di Pescara, la vicenda che ha visto un cittadino di Spoltore, supportato dal Codacons Abruzzo, contrapporsi a un fornitore di energia elettrica e gas che gli aveva addebitato una bolletta troppo cara.
Tutto comincia circa 5 anni fa, quando un utente si vede recapitare tre fatture da 2.700 euro. L’importo viene giudicato troppo elevato dall’uomo che decide di rivolgersi allo sportello di Francavilla al Mare del Codacons. «Di fronte alle bollette che sembravano eccessivamente onerose», ricostruisce Vittorio Ruggieri, vicecoordinatore regionale di Codacons Abruzzo, «abbiamo fatto un primo reclamo che si è sviluppato in una conciliazione davanti all’Arera, l’Autorità di regolamentazione per l’energia reti e ambiente».
Quel percorso si è concluso positivamente perché Codacons e la società, il 15 ottobre 2020, raggiungono un accordo e quel presunto credito da 2.700 euro viene abbassato a 900, che il privato si impegna a pagare in tre rate da 300 euro. «La società di fatto aveva riconosciuto che il credito vantato era eccessivo», commenta ancora Ruggieri, «e le rate sono state versate, così come pattuito». Ciononostante, a distanza di tempo, nel marzo 2021, l’uomo riceve un decreto ingiuntivo da parte di una società di recupero crediti, con cui il fornitore è tornato a richiedere il pagamento delle tre fatture, per un totale di 2.700 euro. A quel punto la vicenda approda davanti al giudice di pace di Pescara, che nei giorni scorsi ha emesso la sentenza in favore del cittadino. «Ci siamo opposti al decreto ingiuntivo, costituendoci in giudizio», spiega ancora il referente dell’associazione dei consumatori, «e abbiamo chiesto un risarcimento danni per lite temeraria».
Il giudice di pace ha stabilito che data «l’infondatezza della domanda», si legge nella sentenza, «per stessa ammissione della società che ha riferito trattarsi di una mera svista che ha portato alla richiesta di decreto ingiuntivo pur in presenza di un intervenuto accordo transattivo, puntualmente rispettato», il decreto ingiuntivo è revocato. Non solo, la società è stata condannata a pagare un risarcimento da 900 euro, più circa mille euro per le spese legali. «L’aspetto positivo di questa vicenda», analizza Ruggieri, «è che cristallizza una volta per tutte il diritto al risarcimento del danno per lite temeraria, ogni qualvolta una società recupero crediti richiede una somma non dovuta. Circostanza che accade spessissimo, anche nella telefonia, dove si avanzano richieste di somme per crediti inesistenti, giocando sul fatto che spesso la persona per togliersi il fastidio paga lo stesso. La novità di questa sentenza sta nel fatto che le società che avanzano richieste pretestuose rischiano di pagare un risarcimento danni».

