Soldi alle Zone rosse, va in scena la beffa Esclusi sei Comuni per appena tre giorni

Manca il requisito dei 30 giorni: penalizzati i centri del Pescarese, tra cui Penne e Farindola, e Villa Caldari di Ortona Il consigliere regionale Testa guida la protesta dei sindaci: «Danneggiate imprese e famiglie, pronti alla battaglia»
PESCARA. La rivolta degli “esclusi”. In Abruzzo i comuni di Bisenti, Arsita, Montefino, Elice, Castiglione Messere Raimondo, Castilenti , Picciano, Civitella Casanova, Farindola, Villa Caldari di Ortona, Montebello di Bertona e Penne durante la piena emergenza sono state etichettate come Zona rossa.
Il governo, nell’ultimo decreto Rilancio (all’articolo 112), ha previsto una dotazione finanziaria pari a 200 milioni di euro per i Comuni in ex Zona rossa. Ma di questi 11 comuni abruzzesi, più la frazione Villa Caldari di Ortona, solo in sei potranno beneficiare dei bonus. Una situazione che ha fatto insorgere i sindaci e il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale, Guerino Testa.
SEI TAGLIATI FUORI. «Picciano, Civitella Casanova, Farindola, Montebello di Bertona, Penne e Villa Caldari di Ortona. Sono i sei comuni abruzzesi della provincia di Pescara e di Chieti, clamorosamente esclusi dal Dpcm Rilancio in merito ai sussidi economici per le zone rosse. Scartati perché “colpevoli” di essere stati “sorvegliati speciali” per pochi giorni in meno rispetto ai 30 previsti dal Decreto Conte. Un criterio di esclusione incomprensibile, fortemente discriminatorio, e dunque ancora una volta penalizzante per il nostro territorio», la denuncia del capogruppo di Fratelli d’Italia, Guerino Testa, che accusa il governo nazionale. «Il governo giallo-rosso, nel tanto celebrato Decreto Rilancio sceglie finalmente di attenzionare i Comuni ex Zona rossa con una dotazione finanziaria pari a 200 milioni di euro», ha proseguito Testa, «ma apprendiamo, nell’articolo 112, dell’assurdo criterio di accesso, paragonabile ad un potente schiaffo in faccia a chi quel terribile periodo lo ha vissuto con enormi difficoltà, esattamente come altre Comunità. La differenza di 10, 4 o 3 giorni non può rappresentare un elemento di estromissione come se Zone rosse quei Comuni non lo fossero mai stati».
IL DANNO. Il consigliere regionale e capogruppo di Fratelli d’Italia etichetta questa scelta come «obiettivamente irragionevole e che danneggia i Comuni, le imprese e le famiglie di quei territori già pesantemente provati dall’emergenza sanitaria. Una indegna esclusione per la quale Fratelli d’Italia si sta già battendo, attraverso i nostri parlamentari, sui tavoli romani, affinché la norma venga corretta».
L’APPELLO. Testa chiede aiuto a tutta la classe politica. «Rivolgo un monito agli esponenti regionali del Pd e del Movimento 5 Stelle, con l’auspicio che si attivino seriamente con il governo nazionale amico per risolvere con certezza e celerità l’incresciosa problematica. Dopo i tanti loro proclami», ha concluso Testa, «sulle Zone rosse abruzzesi, mi aspetto una presa di posizione responsabile e decisa, facciano il loro dovere per tutelare i Comuni ed i cittadini che sono stati abbandonati da questo governo».
SINDACI IN RIVOLTA. I sindaci dell’ex Zona rossa vestina schiumano rabbia per l’esclusione dai bonus previsti dal decreto rilancio del Governo. «Siamo amareggiati per la scelta irragionevole del governo di escludere dal decreto rilancio i comuni che sono stati dichiarati Zona rossa per un periodo inferiore a 30 giorni consecutivi», dice il sindaco di Penne, Mario Semproni. «Siamo stati esclusi per soli 4 giorni. Credo sia stata una disattenzione politica che penalizzerà il nostro territorio. Oggi», aggiunge Semproni, «invierò una lettera al presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, per segnalare questa disattenzione e chiederò al Governo di emendare il testo durante l'iter di conversione in legge. Chiederò», conclude il sindaco di Penne, «anche un incontro al presidente Marco Marsilio, insieme agli altri sindaci vestini, per concordare un sostegno e ottenere certezze per il nostro futuro». «Possiamo capire che ci vogliano dei paletti, ma questa è stata un’ingiustizia», commentano con amarezza sindaco e vicesindaco di Civitella Casanova, Marco D’Andrea e Augusto Recchia.
«La storia per noi non finisce qua. Invieremo una lettera al presidente Conte, firmata da tutti i sindaci della zona rossa vestina e da tutti i consiglieri della Regione Abruzzo, senza alcuna distinzione politica. Sarebbe opportuno un confronto diretto con il premier», spiegano ancora D’Andrea e Recchia. Duro anche il parere del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta: «La decisione presa dal governo è priva di ogni logica e penalizza un territorio fortemente depresso come quello vestino. Mi chiedo come possano i parlamentari abruzzesi di Pd e M5S permettere questa ingiustizia e perché non facciano valere i diritti della gente che li ha eletti. Basterebbe parametrare gli importi ai giorni di permanenza in zona rossa», chiosa Lacchetta, «e ripartire la giusta quota per comune».
«Il requisito dei 30 giorni suona come una discriminazione in uno stato democratico», attacca il sindaco di Montebello, Gianfranco Macrini. «Le piccole attività locali e i nostri lavoratori sono stati esclusi da un contributo fondamentale in questo momento di grave emergenza».
(ha collaborato
Francesco Bellante)
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