«Solo poche mele marce Abusi anche in edilizia ma si parla sempre di noi»

1 Aprile 2017

Fabrizi: la legge c’è e viene applicata in tutti i settori produttivi Spiace solamente che venga legata soltanto al nostro comparto

AVEZZANO. Gli agricoltori non ci stanno. Difendono la parte sana del settore. Quella che le associazioni di categoria tutelano, respingendo ogni tentativo di criminalizzare, indiscriminatamente, l'intero comparto. Un mondo nel complesso sano, assicurano, dove possono esserci delle mele marce, ma la stragrande maggioranza degli imprenditori è costituita da persone rispettose delle leggi, che assumono regolarmente i propri dipendenti e non sfruttano ignobilmente i lavoratori, sottoponendoli a trattamenti degradanti e disumani.

Non solo l’agricoltura. La prova? I dati sul lavoro nero relativi gli ultimi due anni, resi noti a dicembre dalla Confagricoltura Abruzzo. Dati eloquenti. Nel 2015 su 2.853 lavoratori controllati, solo sette sono risultati in nero (appena lo 0,25% del totale). Nel 2016, erano otto su 2.700 (lo 0,30%). Numeri di fronte ai quali, secondo le associazioni di categoria, considerare la legge 199, approvata il 18 ottobre 2016 dal Parlamento, come strumento per contrastare il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori solo in agricoltura è del tutto fuori luogo. Come dimostra, per altro, l’arresto in queste ultime ore, nell'ambito dell’inchiesta “Caronte”, di alcuni imprenditori edili ritenuti responsabili di estorsione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nella ricostruzione post-terremoto dell’Aquila. E che, spiega Confagricoltura, è stato eseguito proprio in applicazione di questa legge.

Legge uguale per tutti. «Perché allora», si chiede il direttore dell’associazione, Stefano Fabrizi, «almeno nella provincia dell’Aquila si continua a parlare di caporalato e agromafie? Perché si organizzano convegni per parlare esclusivamente dell’applicazione di questa legge in agricoltura, continuando in modo irresponsabile a diffamare gli imprenditori agricoli?». Anche perché, prosegue Fabrizi, «siamo certi che fra non molto privati cittadini che si avvalgono di badanti o di collaboratori domestici oppure ristoratori che impiegano studenti e camerieri senza contratto avranno guai seri con la giustizia. Forse allora si capirà che la legge è uguale per tutti e che possono finire in galera anche i responsabili di agenzie interinali, come è successo in Puglia qualche settimana fa, e faccendieri vari che con espedienti e informazioni lacunose o addirittura sbagliate traggono in inganno datori di lavoro agricoli in buona fede coinvolgendoli nel delitto di caporalato».

Scappatoie pericolose. Ma non è tutto. Confagricoltura invita gli imprenditori agricoli a fare molta attenzione a quelle agenzie e a quei procacciatori di affari che suggeriscono scappatoie ed escamotage sul lavoro. «La legge», conclude Fabrizi, «ora c’è e come visto viene applicata in tutti i settori produttivi. Spiace solamente che venga legata al solo settore agricolo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA