Solo tre aule per i 250 studenti senza sede

Il corteo blocca il centro della città. La Provincia s’impegna a trovare gli spazi nella struttura per anziani di piazza dei Grue
PESCARA. La nuova sede del da Vinci in piazza dei Grue? Rimandata a metà novembre. Ma alto è il rischio che, per quella data, le succursali del da Vinci diventeranno addirittura due, se, secondo accordi futuri tra Provincia e Comune (proprietario dell'immobile di Portanuova) sarà utilizzata, in parte, la sede di piazza dei Grue per ospitare un centinaio dei 250 studenti del da Vinci dislocati dall'inizio dell'anno nel liceo classico D'Annunzio di via Venezia.
E' il risultato dell'incontro di ieri in Provincia tra amministratori e studenti del da Vinci, che hanno bloccato la città in corteo e annunciato per oggi un’assemblea straordinaria e una nuova protesta sotto al palazzo del Comune fissata per domani. Hanno sfilato educati, composti e giocosi, per tre chilometri, dalla sede scolastica di Colle Marino a piazza Italia; paralizzato il traffico veicolare di mezza città per una mattinata, protetti da un plotone di poliziotti in assetto antisommossa a bordo di una decina di volanti, carabinieri, polizia municipale e guardia di finanza; esibito striscioni («Non siamo mica invisibili», «Save Portanuova», «Ci avete reso nomadi», «A noi chi ci pensa, basta scherzi») cantato inni improvvisati e urlato a squarciagola per ore «Di Marco, stiamo arrivando da te», ma alla fine hanno ottenuto solo un «contentino».
E' stata una vittoria a metà per i 1600 studenti del liceo scientifico Da Vinci che ieri hanno marciato verso la sede provinciale per chiedere, microfoni e megafoni alla mano, una sede idonea per i compagni, 250 studenti, che dall'inizio dell'anno sono ospiti del liceo classico D'Annunzio dopo aver concluso l'anno nella decennale struttura scolastica di via Vespucci, chiusa per mancanza di fondi da parte della Provincia, impossibilitata a pagare gli affitti, seppur ridotti nell'ultimo anno. E' stata una mattinata lunga e snervante, quella degli studenti del Da Vinci, storico liceo scientifico guidato da sei anni dal preside Giuliano Bocchia, cominciata alle 9,30 con il corteo di protesta partito da Colle Marino con l'accompagnamento di un vasto spiegamento di forze dell'ordine, di docenti solidali, di un gruppo di genitori, capeggiati da Lara Cacciagrano, presidente del coordinamento da Vinci e da Bruno Ciuffetelli, giunto intorno alle 11,30 in piazza Italia e conclusasi nelle prime ore del pomeriggio. Alle 12.15, giusto il tempo di prendere gli ultimi accordi, una delegazione composta da quattro studenti, Luca Carapellotti, rappresentante di istituto; Lorenzo Chiantella, Gianmarco Girolami e Carlotta Perrone, è stata ricevuta dal presidente Di Marco «niente affatto contento della nostra visita, tanto che sono volate anche parole grosse tra noi», riferiranno gli studenti a fine conclave. All'incontro erano presenti anche Sabrina Saccomandi, dirigente dell'ambito scolastico Chieti-Pescara, funzionari e dirigenti della Provincia. «Risentiti e delusi», gli esclusi, genitori e insegnanti, tra cui Barbara Di Serio, responsabile della succursale di via Vespucci, che avevano chiesto di partecipare. A conclusione della riunione, l'amministrazione provinciale ha reso noto di aver deciso di «attivarsi con il Comune di Pescara al fine di destinare una porzione funzionale dell'edificio di piazza dei Grue per le attività di orientamento e per ulteriori attività curriculari», assecondando le richieste dei contestatori. Se ne riparlerà, però, «a seguito dell'approvazione del bilancio» previsto per fine ottobre. Per poter utilizzare l'edificio di piazza dei Grue, bisognerà intervenire sulla ristrutturazione di alcuni locali, in totale una quindicina, metà dei quali attualmente a uso di un centro sociale per anziani. Il portavoce dei liceali ha riferito che «solo tre dei sette locali sarebbero disponibili, a partire dalla metà di novembre, che potrebbero ospitare meno di un centinaio di studenti, gli altri resterebbero in via Venezia fino alla fine dell'anno».
I genitori degli alunni hanno spiegato l'importanza di tornare ad avere una sede scolastica a Portanuova: «Sono ragazzi residenti prevalentemente in questo bacino di utenza e a Francavilla, la dimensione raccolta e familiare dell'ambiente scolastico, l'opportunità di utilizzare le tecnologie informatiche e i laboratori per lo studio e la ricerca». Opportunità che nella sede del classico, non hanno «stretti nelle aule poco luminose e sfornite di connessioni wifi». Gli insegnanti, infine, denunciano «l'uscita secondaria bloccata dai cantieri».
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