«Solo tre le deleghe contestate a Borgia»

6 Agosto 2016

Inchiesta sulla rielezione del presidente Bcc, la difesa: «Nessuna indagine sui bilanci della banca»

PESCARA. «Solo tre, e non già "oltre 100", sono risultate le deleghe di voto che, tra quelle scrutinate, recherebbero una firma non riconosciuta come propria dal socio delegante, cui peraltro non è seguita alcuna querela o denuncia, tra cui, in particolare, una delega che uno dei soci, sentiti dalla polizia giudiziaria, ha dichiarato di avere consegnato in bianco a uno dei querelanti, peraltro candidato nella lista di Filippo Falconio». A sostenerlo, sono gli avvocati Dante Angiolelli e Fabio Di Paolo, difensori di Michele Borgia, presidente della Banca di credito cooperativo abruzzese finito sotto inchiesta per illecita influenza sull’assemblea. Secondo l’accusa contestata dal pm Barbara Del Bono nell’avviso di conclusione delle indagini, Borgia avrebbe utilizzato delle deleghe fasulle per assicurarsi la rielezione alla guida della banca. Secondo i due legali di Borgia, «non vi sono atti di indagine sui bilanci della banca, né tali documenti sono contenuti nel fascicolo del pubblico ministero». Quanto all’accusa contestata, «non appare sussistente, trattandosi di reato di evento e non risultando che il professor Michele Borgia abbia posto in essere atti simulati o fraudolenti né che abbia formato o permesso la presentazione al voto di deleghe false, tantomeno tali da determinare la maggioranza in assemblea». A supporto di questa tesi, i due avvocati ricordano come «il nucleo di polizia tributaria della finanza, incaricata delle indagini, con relazione in data 12 febbraio 2016 a firma del proprio comandante, conclude escludendo che l'asserita irregolare procedura delle autentiche delle deleghe abbia potuto contribuire alla causale formazione della maggioranza assembleare» e che analogo procedimento penale per lo stesso evento e la stessa ipotesi di reato è stato già archiviato.