Sono 9.765 le domande per Opzione Donna

4 Aprile 2019

ROMA . Sono 9.765 le domande arrivate all’Inps per opzione donna, la misura che consente alle donne di andare in pensione anticipata calcolando l’importo con il sistema contributivo. Lo ha detto il...

ROMA . Sono 9.765 le domande arrivate all’Inps per opzione donna, la misura che consente alle donne di andare in pensione anticipata calcolando l’importo con il sistema contributivo. Lo ha detto il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon spiegando che le domande respinte sono 1.100.
Sono 40.092 le persone che grazie allo stop dell’incremento di 5 mesi dell’aspettativa di vita deciso dal governo potranno andare in pensione avendo maturato 42 anni e 10 mesi di contributi, ha detto Durigon, a margine di un convegno organizzato dall’Asstel, spiegando che il collocamento a riposo scatta proprio ad aprile.
Nel frattempo, l’Inps «comunicherà a breve le modalità di recupero delle somme relative al periodo gennaio-marzo 2019» dovute al taglio della rivalutazione, rispetto all’inflazione, delle pensioni superiori a tre volte il minimo (oltre i 1.522 euro al mese) previsto dall’ultima legge di bilancio e partito il primo aprile. Lo ha affermato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, rispondendo al question time a un’interrogazione, rivolta al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, presentata da Renata Polverini (Fi) che chiedeva se il conguaglio sui tre mesi avverrà a giugno dopo le europee. Di fatto, ha detto il ministro, «gli importi calcolati saranno percepiti prima delle elezioni europee». Fraccaro ha rimarcato che l’operazione «avrà effetti di lievissima entità per la maggior parte dei pensionati» coinvolti e ha ricordato, come già comunicato dall’Inps, che su 5,6 milioni di trattamenti pensionistici interessati dalla rimodulazione della perequazione, per 2,6 milioni la riduzione media mensile risulta di 28 centesimi. «Resta fermo», ha aggiunto, «che il governo, intendendo prestare la massima attenzione alla situazione dei pensionati italiani, e si propone di salvaguardare, con le misure che si riveleranno via via più idonee, il loro potere d’acquisto».