Sono ancora fermi al palo i 33 milioni per le frane

Dopo lo scambio di accuse tra Regione e ministero dell’Ambiente è tutto fermo Ma i Comuni non possono più aspettare (dal 2017) gli intoppi della burocrazia
PESCARA. Ma c’è un altro fronte ancora aperto. Ed è quello dei fondi destinati agli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico, cioè l’emergenza frane in Abruzzo. Sono aiuti attesi da un anno e mezzo da decine di Comuni abruzzesi che, anche in questo caso, restano al palo. La somma complessiva è di 53 milioni di euro, ma per una consistente parte di questi, che ammonta a 33 milioni, non c’è l’ombra di un solo euro, mentre 20 sono stati sbloccati. Facciamo un passo indietro. Il 30 agosto scorso, la struttura regionale che si occupa di quest’altra vicenda, diretta da Emidio Primavera, scrive al ministero per sbloccare la parte residuale dei fondi caricata sul Masterplan Abruzzo, gli stessi dei lavori per la messa in sicurezza delle autostrade A24 e A25. La lettera di agosto è innescata dai preoccupanti ritardi, cioè dal tempo trascorso infruttuosamente e senza che dallo stesso dicastero venisse emanato l’assenso finale nei confronti della Regione. Parliamo infatti di frane che risalgono al 2017.
Ma il 5 settembre scorso, il Ministero risponde a Primavera. E con una nota inviata al Centro, l’ufficio stampa ministeriale addossa la responsabilità dei ritardi alla stessa Regione. Come è finita questa vicenda? Il Centro, a distanza di un mese dal botta e risposta, è tornato negli uffici regionali per verificare se nel frattempo ci sono stati sviluppi. Ed ha scoperto che i 33 milioni non sono ancora arrivati e che il Servizio difesa idraulica, idrogeologica e della costa, è potuto andare avanti per sbloccare il pagamento degli altri 20 milioni (vedi la tabella a destra con l’elenco dei Comuni che ne beneficeranno), perfezionandone gli atti di concessione nei confronti delle amministrazioni comunali, come prevede la speciale piattaforma Rendis, nonostante il mancato assenso ministeriale «che dovrebbe essere invece un mero atto dovuto dell’avvenuta conclusione, da diversi mesi, dell’iter procedurale, ed il cui coordinamento è in capo proprio al Ministero dell’Ambiente».
Così spiegano dalla Regione che, il 10 settembre, ha anche risposto alla pesante accusa del ministero di cercare «maldestramente di coprire i propri ritardi quando le carte e i documenti ufficiali testimoniano altro».
Ma ad oggi, sottolineano dalla Regione, restano ancora al palo ulteriori 10 milioni di euro, che rientrano nel Masterplan, e che sono stati programmati con una delibera di giunta regionale del 13 aprile 2018, in attesa del nullaosta finale del Ministero; così come altri 20 milioni, relativi al Programma operativo ambiente, concessi con la delibera Cipe del 2016, sono in attesa della sottoscrizione dell’Accordo programma integrativo tra lo stesso ministero e la Regione.
«Un accordo sollecitato varie volte, senza ottenere nulla», continuano dalla Regione, «così come è accaduto per restanti 3 milioni di euro, per i Comuni rientranti nel cratere sismico 2016, che proprio l’ufficio stampa ministeriale evidenziava come “risorse che il ministro si è prodigato a dare per gli interventi nelle aree colpite da terremoto”. Ma anche per questi 3 milioni, fondi stanziati nel corso della precedente legislatura e che portano la somma complessiva a 33 milioni, la Regione è in attesa della convocazione da parte del ministero per la sottoscrizione dell’Accordo di programma che ne permettono l’utilizzo. «Una sottoscrizione sollecitata in varie forme ma finora mai riscontrata», concludono dalla Regione mentre l’Abruzzo e i suoi comuni colpiti dalle frane aspettano ancora. (l.c.)

