«Sono russa e aiuto i fratelli ucraini con farmaci e cibo»

25 Febbraio 2023

Elena, a Pescara da oltre 20 anni, racconta il suo impegno «Non posso sopportare le libertà negate, Putin è il male»

PESCARA. Elena è russa, ma col suo grande cuore ogni giorno si adopera per aiutare il popolo ucraino. È nata a Mosca, Elena Agaronova, che ieri sera era presente alla manifestazione contro la guerra in piazza Sacro Cuore. Ma vive a Pescara dalla fine degli anni ’90 quando è arrivata in città, per lavoro, col marito bellunese, ingegnere petrolifero. «Amo Pescara e non la lascerò più, amo il popolo russo ma non l’ideologia putiniana», dice Elena, laureata in letteratura russa, due figli, l’uno ingegnere programmatore a New York, l’altra infermiera a Monza, «questo anno di conflitto è stato molto difficile per gli amici ucraini per i quali abbiamo raccolto, nel centro temporaneo di piazza Unione, tonnellate di viveri e medicinali, inviati con i camion».
Ieri il primo anniversario dell’inizio della guerra, con gli ucraini costretti a fuggire dalla loro terra per sopravvivere. «Mi sento in colpa», si sfoga Elena, «perché il mio Paese sta facendo del male ai fratelli ucraini, perché vorrei tanto far capire loro che non tutti i russi sono Putin. Anche la mia gente soffre, soprattutto coloro, e tra loro tanti miei amici, che sono contrari al regime e sopravvivono detenuti in carcere. Pensando a loro, con l’aiuto di giornalisti russi, stiamo mettendo in piedi una idea di docufilm che racconti il calvario delle persone a cui è stata negata la libertà. Ma abbiamo bisogno di fondi per realizzare il progetto».
Elena, che l’estate scorsa ha organizzato un’asta di beneficenza col quadro donato dalla pittrice pescarese Stefania Gagliardi per sostenere la causa ucraina, non crede che il conflitto bellico sia agli sgoccioli. «Non lo credo», precisa il suo pensiero, «perché Putin, dopo aver conquistato i territori di Lugansk e Donetsk, di sicuro vorrà andare avanti. Prima di lui, la Russia era un Paese libero, democratico, ricco, con il commercio in espansione e un grande fermento culturale».
Il buio della dittatura e l’avvio della guerra hanno soffocato sogni e progetti: «Guai a pronunciare la parola “guerra” da noi», sottolinea, «doveva essere una “operazione speciale” di pochi giorni, invece dura da un anno e non penso sia finita. Nessuno immaginava che sarebbe durata così tanto. Una mia amica russa, giornalista, sta soffrendo tantissimo per questa situazione e come lei, tanti altri».
A Mosca, Elena ha ancora una casa. «Ma non c’è nessuno, fortunatamente i miei affetti sono qui, la mia mamma di 92 anni e mio marito. La mia vita è a Pescara, la città che ho scelto e dove voglio vivere per sempre. Non guardo più la televisione da tanto tempo. Non ce la faccio a vedere morti e distruzione. L’ultimo atto di violenza è quello di una bomba caduta vicino l’abitazione di una mia amica ucraina, dove sono morti bambini e anziani». È sconfortata, Elena, la russa che aiuta gli ucraini: «Non ne posso più di questo orrore». (c.co.)
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