Sopravvissuto a Nassiriya a Torre per onorare le vittime

5 Settembre 2024

TORRE DE’ PASSERI. «Mio figlio porta il nome del collega che mi ha salvato la vita a Nassiriya». È un sentimento di profonda gratitudine quello che prova il maresciallo ordinario dei carabinieri,...

TORRE DE’ PASSERI. «Mio figlio porta il nome del collega che mi ha salvato la vita a Nassiriya». È un sentimento di profonda gratitudine quello che prova il maresciallo ordinario dei carabinieri, Paolo Di Giovanni, pescarese, Croce d’onore e medaglia d’oro per le vittime del terrorismo, sopravvissuto alla strage irachena del 12 novembre 2003, attualmente in forze al comando provinciale di Pescara da qualche giorno affidato al colonnello Stefano Ranalletta, entrambi presenti, martedì, all’inaugurazione del monumento alle vittime di Nassiriya di Torre de’ Passeri, di fronte alla caserma dei carabinieri. L’evento è stato promosso dall'amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Mancini che, col vice Piero Di Giulio, ha fortemente voluto l’iniziativa a cui ha partecipato il prefetto Flavio Ferdani con autorità militari, istituzionali e civili.
Di Giovanni, all’epoca dei fatti brigadiere, era in Iraq inviato della missione di pace “Operazione Antica Babilonia” , in forze al Reggimento Msu, nella quale persero la vita 28 militari e civili, tra cui 19 italiani. «Era una giornata di lavoro come un’altra, l’ora del cambio della guardia», racconta il maresciallo pluridecorato, «mancavano quattro giorni al ritorno in patria per fine missione. All'improvviso, alle 10.40 ora locale, udimmo il crepitare delle armi, una sparatoria era in atto seguita da una deflagrazione. Contro di noi arrivò un autocarro imbottito di esplosivi guidato da due terroristi che sparavano all’impazzata. Solo il coraggio e la prontezza di riflessi del collega, l’appuntato Andrea Filippa, che ha imbracciato un fucile e fatto fuoco contro i terroristi, coprendo l’intero reggimento, ci ha permesso di salvarci la vita. La mia e quella di tanti altri colleghi». Paura? «Tanta, ma ci conviviamo ogni attimo». Senso di colpa per essere sopravvissuto? «No, sono gli accadimenti della vita e facciamo continuamente i conti con il rischio. Era destino che quel giorno accadesse un evento così tragico, per questo abbiamo l’obbligo di ricordare che i nostri colleghi hanno pagato con la vita il senso del dovere. La memoria è dovere e per questo siamo qui oggi».
Mancini e Di Giulio hanno consegnato una targa al maresciallo Di Giovanni che ha rivelato: «Uno dei miei figli l'ho chiamato Filippo in ricordo dell’uomo a cui devo la vita».
Alla cerimonia, presentata dall’assessore Valeria Argentieri, erano presenti anche i familiari del maresciallo Franco Lattanzio, pacentrano, premio Nazionale Vittime del Dovere alla Memoria morto a 38 anni (prima di partire in missione era in servizio alla caserma di via Arniense a Chieti) nel secondo attentato del 27 aprile 2006. Il fratello Tonino, le sorelle Rosaria e Bambina, il cognato Gaetano, abbracciati dalla comunità torrese, mostrano la foto della vittima sul display del telefonino e raccontano di aver appreso della notizia della morte del loro congiunto dalla televisione: «La diede Emilio Fede e disse che il morto era abruzzese. Capimmo subito che si trattava di Franco perché era l’unico abruzzese di quella missione». L'ultima volta lo avevano sentito al telefono: «Poteva chiamarci solo lui per questioni di segretezza, e ci aveva detto che sarebbe tornare per sempre dopo qualche giorno. Era un uomo buono e generoso».
All'inaugurazione del monumento erano presenti il maggiore Carlo Colantoni, comandante della Compagnia Popoli Terme; il comandante dei carabinieri di Torre, il maresciallo maggiore Alessio D’Alfonso; i carabinieri a cavallo coordinati dal vice brigadiere Giuseppe Di Sante dei Carabinieri della Biodiversità Pescara; il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri che il sindaco ha voluto ringraziare, insieme al presidente regionale Marco Marsilio, per il sostegno finanziario concesso per la realizzazione dell’opera monumentale autorizzata dal generale Antonino Neosi, comandante della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise; l'onorevole Guerino Testa; il presidente della Provincia, Ottavio De Martinis; il tenente Rino Marsilio, Guardia di finanza Popoli Terme; l’ispettore Verino Farchione Polizia di Stato Piano d’Orta, i presidenti delle associazioni nazionali carabinieri in congedo di Popoli e Bussi, Enzo Nevoso e Mauro Presutti con il piccolo Federico Maria Alessandrini, 6 anni, abbigliato da carabiniere. Ogni attimo della cerimonia è stato scandito dalle emozionanti note (l'inno d'Italia, il Silenzio, l'alzabandiera) della Fanfara dei Carabinieri di Roma, diretta dal maestro Danilo Di Silvestro. La giornata del ricordo si è conclusa con la messa officiata dal vescovo dell'Aquila, monsignor Antonio D'Angelo affiancato dal parroco don Massimo Di Lullo.