Sos di Fidas Pescara: c’è bisogno di sangue per aiutare l’ospedale

Appello ai donatori del direttore del Centro trasfusionale «Servono rifornimenti per sale operatorie e pazienti Covid»
PESCARA. «Le scorte di sangue si consumano rapidamente: dobbiamo rimpiazzarle per affrontare le necessità in crescita, compreso il supporto per l’area Covid, e poi il flusso continuo di attività che funzionano a pieno regime come le sale operatorie. Serve un numero maggiore di unità di sangue».
A parlare è Patrizia Accorsi, direttore del Centro Trasfusionale dell’ospedale civile, dove da sempre opera la Fidas Pescara. Ed è proprio la presidente dell’associazione pescarese di donatori di sangue, Anna Di Carlo, appena eletta anche alla guida della federazione regionale, che fa un appello ai donatori. «Prenotate la vostra donazione con una semplice telefonata allo 085/298244 o collegandovi all’app gratuita Fidas Pescara Donatori Sangue, e fate lo stesso rivolgendovi alle sedi Fidas del resto d’Abruzzo. Fatelo subito, perché accanto all’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del coronavirus, stiamo vivendo una seconda emergenza data dalla carenza di sangue. Nonostante che il flusso di donatori non si sia mai fermato, le esigenze impongono uno sforzo in più. Donare è un gesto sicuro, fatevi avanti. I malati, tra cui numerosi pazienti ematologici, trapiantati e oncologici, anche bambini, hanno bisogno di voi». I consumi di sangue tra la seconda metà del 2020 e l’inizio del 2021 sono infatti aumentati notevolmente.
«Questo è accaduto soprattutto perché si sono concentrati in questo periodo tutti gli interventi chirurgici programmati che erano stati posticipati a causa della prima emergenza Covid», spiega Accorsi, «una situazione che ci fa stare sempre sul filo del rasoio e che ci ha fatto cominciare l’anno con un livello di scorte risicato, quotidianamente impegnati nel coprire le necessità».
L’impiego di sangue nei pazienti Covid esiste ed è pesato sul consumo generale. «Nei casi di polmonite e difficoltà respiratorie», spiega Accorsi, «un paziente Covid ha bisogno di avere un livello di emoglobina mediamente più alto di altri pazienti e quindi va sostenuto con la trasfusione».
Anche la raccolta di plasma ha avuto una riduzione. Il plasma è la parte liquida del sangue, di colore giallo oro, che contiene minerali come ferro, calcio, potassio, e poi lipidi, zuccheri e proteine (albumina, immunoglobuline, fattori della coagulazione). Il plasma, o meglio le sue frazioni, sono indispensabili per curare molte malattie: l’albumina, ad esempio, viene usata per pazienti con gravi malattie al fegato, e i fattori della coagulazione per i pazienti emofilici.
«Non siamo riusciti a colmare il divario causato dalla raccolta persa durante la prima ondata Covid», spiega il primario, «per la donazione di plasma occorrono circa 40 minuti, il numero degli accessi giornalieri è contingentato per garantire la massima sicurezza e i consumi di emazie sono elevati nel nostro ospedale. La necessità è costante nonostante che nella provincia di Pescara i numeri siano i più alti della regione con circa 21 chili di plasma raccolti per mille abitanti, mentre la media in Abruzzo è di circa 13 chili per mille abitanti. La contrazione pesa in maniera importante per tutto l’Abruzzo perché siamo i maggiori produttori: la Asl di Pescara raccoglie più del 40% di plasma raccolto in tutta la regione. Purtroppo, non è sufficiente per avere la completa autosufficienza di plasmaderivati e li dobbiamo ottenere anche attraverso i canali per l’acquisizione sul mercato».
Sempre a Pescara, è stato portato avanti anche il progetto del plasma iperimmune per i malati di Covid. «Abbiamo trattato diversi pazienti, è stata un’ulteriore strategia che i clinici hanno potuto utilizzare in casi particolari», conclude Accorsi.
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