Sospeso il “processo” a Pavone I sindacati: i pm stanno con lui

2 Aprile 2016

L’attacco di D’Alfonso, annuncio del questore: il poliziotto non subirà alcun procedimento disciplinare e avrà anche un incarico all’Aquila. I sindacati: due procure hanno difeso l’operato della Mobile

PESCARA. Due procure stanno con Giancarlo Pavone, il sostituto commissario della squadra mobile attaccato dal presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso per un post sull’aumento del bollo auto lasciato su Facebook per 20 secondi. Lo ha riferito ieri il questore Paolo Passamonti durante un incontro con i sindacati di polizia. E il questore ha detto anche Pavone non lascerà Pescara.

Il retroscena è questo: i pm di Pescara hanno detto al procuratore capo Federico De Siervo che si fidano della Mobile e che Pavone deve continuare a indagare sulla pubblica amministrazione pescarese.

Stesso attestato di stima è arrivato dall’Aquila: la procura distrettuale Antimafia ha offerto a Pavone la possibilità di aumentare la collaborazione con il Crasi, il pool di inquirenti al lavoro contro le possibili infiltrazioni mafiose nella ricostruzione post-sisma.

I sindacati Siulp, Sap, Siap, Silp-Cgil, Ugl-polizia, Coisp e Uil-polizia spiegano: «Il questore ha riferito che la locale procura e la distrettuale dell’Aquila non hanno mai avuto dubbi sulla correttezza dell’operato della squadra mobile di Pescara e mai hanno censurato l’attività di Pavone. Anzi, la considerazione delle procure abruzzesi per Pavone è tale che, nei giorni scorsi, la distrettuale dell’Aquila ha fatto richiesta nominativa dell’investigatore per coinvolgerlo nel progetto Crasi pur mantenendo il suo apporto per la conclusione delle delicate indagini in carico alla squadra mobile di Pescara».

Se c’è qualcuno che avrebbe voluto Pavone lontano da Pescara, non la prenderà bene. E l’innocuo messaggio di Pavone, finito per errore sulla pagina Facebook del consigliere regionale M5S Domenico Pettinari, non darà il via ad alcun procedimento disciplinare: «Il questore», dicono i sindacati, «ha assicurato che non è sua intenzione attivare alcun procedimento amministrativo volto al trasferimento di sede di servizio o di ufficio di Pavone».

Dopo l’attacco di D’Alfonso, con Pavone si sono schierati il vice presidente della Camera Luigi Di Maio del M5S, i deputati e i consiglieri regionali e comunali grillini. Silenzio dalle altre parti politiche. E ora i sindacati affermano: «Rimane il rammarico per la totale assenza di presa di posizione da parte delle istituzioni locali coinvolte anche indirettamente dall’attacco ingiustificato e privo di fondamento del governatore per le gravi accuse lanciate contro l’operato della squadra mobile di Pescara».

I sindacati aspettano di essere convocati dal prefetto Francesco Provolo e chiederanno un incontro con il procuratore De Siervo: «Richiederemo gli opportuni chiarimenti in specifici incontri con le autorità interessate». E non cade l’ipotesi di una denuncia o di una richiesta di danni per le affermazioni di D’Alfonso: «Sarà nostra determinazione continuare a portare avanti l’azione intrapresa di tutela legale della polizia nelle opportune sedi».

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