Sospetti su un altro medico, blitz alla Asl

9 Luglio 2016

Sequestrati cellulare, computer e faldoni a un collega dell’esperto di sicurezza del lavoro sospeso per 6 mesi

PESCARA. Si allungano su altri due medici i sospetti di controlli addomesticati nelle ditte pescaresi e uno di questi è un collega di Giorgio Robuffo, l’esperto di sicurezza del lavoro della Asl indagato per una presunta corruzione da 57 mila euro e sospeso dal servizio per 6 mesi. I due medici, uno della Asl e l’altro privato, non sono indagati ma i loro uffici sono stati perquisiti due giorni fa: gli agenti della Mobile hanno sequestrato computer, telefonini e faldoni. L’obiettivo degli investigatori, diretti dal procuratore aggiunto Cristina Tedeschini e dai pm Anna Rita Mantini e Gennaro Varone, è capire se anche loro si sono schierati dalla parte della International Work di Montesilvano, la ditta amica di Robuffo. Cioè se hanno indotto imprenditori, dopo le ispezioni di Robuffo in seguito a infortuni sul lavoro, a rivolgersi proprio alla ditta per evitare problemi.

Scoperte le mail. Secondo l’accusa, Robuffo, 60 anni, originario di Bucchianico e residente a Montesilvano, è un «socio occulto» della società di consulenza di Mirco Rulli, 40 anni di Montesilvano, e Maurizio D’Alleva, 45 anni di Orsogna, entrambi indagati per corruzione. Durante l’interrogatorio precedente alla sospensione, Robuffo, assistito dall’avvocato Giuliano Milia, si è difeso e ha smentito di essere uno dei capi della International Work ma, sulla base di diversi scambi di mail scoperti nei computer sequestrati nella ditta, gli inquirenti non gli hanno creduto ed è scattata la sospensione avallata dal gip Gianluca Sarandrea.

Lettera di Natale. È una mail natalizia quella che sembra tirare in mezzo Robuffo come parte della International Work: Rulli, scrivendo al socio D’Alleva e a Robuffo «ricorda il tempo passato dal giorno in cui due amici “matti come lui” gli avevano proposto quell’avventura, con chiaro riferimento alla International Work. Significativa», dice un verbale della polizia, «la conclusione dell’autore della mail che, dopo aver manifestato fierezza per la crescita qualitativa della società, esorta gli altri interlocutori ad andare avanti “con l’onestà e la determinatezza” che li hanno sempre contraddistinti, fino a diventare “una piccola perla in questo grande mare”».

Perquisizioni alla Asl. Se il collega di Robuffo alla Asl è coinvolto potrebbe emergere dagli accertamenti informatici. Per ora, però, c’è la testimonianza di un imprenditore arrivato alla International Work dopo due bocciature di progetti sulla sicurezza: alla polizia, il titolare di un’impresa edile di Pescara ha raccontato che, dopo le bocciature con le dimissioni di due consulenti per la sicurezza, si è presentato da Robuffo «per chiedergli il nominativo di un tecnico a cui potersi rivolgere ma questi aveva negato la richiesta dichiarando, alla presenza di un suo collega, che ciò non gli era consentito; dopo che Robuffo era uscito dalla stanza, il suo collega si era avvicinato segnalando la International Work come ditta i cui lavori avevano sempre ottenuto adesioni; dunque, l’imprenditore si era recato all’impresa che, accettato l’incarico, aveva presentato un nuovo documento di valutazione del rischio che era stato accettato da Robuffo». Per questo documento, l’imprenditore ha pagato 7.500 euro.

Concussione. Secondo il gip, ricorre anche il reato di concussione perché ai titolari delle aziende è stato «imposto un comportamento nella sostanza obbligato al fine di evitare conseguenze anche gravi sul piano aziendale dovute alla mancata approvazione dei programmi di sicurezza».

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