Sosta a pagamento e proteste: prime 700 firme per dire «no»

15 Marzo 2022

Petizione consegnata ieri da una delegazione di cittadini, guidata da presidente e direttore della Cna Proposta di sindaco e assessore Mascia: «La prima ora è libera». Odoardi: «Resta una scelta sbagliata»

PESCARA. Dal 20 scatta la sosta a pagamento nei festivi nelle aree di risulta. E così sarà ormai tutte le domeniche e i giorni festivi. Non solo, a breve si pagherà il parcheggio anche in zone della città, sia del centro che della periferia, dove sino ora lasciare l’auto non costava nulla. Il tempo di terminare la realizzazione delle strisce blu e che arrivino i parcometri e poi le nuove tariffe, decise dall’amministrazione comunale, entreranno in vigore.
E in vista dell’imminente rivoluzione della sosta, dalla periferia sono partite le prime proteste. Per cercare di fermare il provvedimento, in via Cetteo Ciglia, su iniziativa della Cna, sono state raccolte, nel giro di 4 giorni, circa 700 firme. Firme di residenti, commercianti, titolari di studi professionali, agenzie, che ieri mattina sono state consegnate nelle mani del sindaco Carlo Masci e dell’assessore alla Mobilità Urbana, Luigi Albore Mascia.
A presentare la petizione, nel corso di un incontro, è stata una delegazione, guidata da Cristian Odoardi e Graziano Di Costanzo, rispettivamente presidente della Cna provinciale e direttore della Cna Abruzzo, e formata da esercenti e residenti. Dopo aver ascoltato le problematiche e le richieste avanzate, sindaco e assessore hanno annunciato che per la prima ora, la sosta sarà gratuita e non si dovrà pagare un euro, come era stato previsto (0,50 euro la prima mezzora). E inoltre la tariffa, successiva alla prima ora di stazionamento, scende dagli ipotizzati due euro a un euro per 60 minuti; viene fissata una tariffa giornaliera di 5 euro e stabilito in 15 euro il costo dell’abbonamento mensile. «Era necessario», sottolinea Masci, «andare incontro alle richieste dei cittadini e degli operatori economici in un momento certamente complicato. A loro ho detto che per coprire l’incredibile balzo dei costi dei pubblici servizi, venutosi a determinare in questo difficile momento storico, la scelta più facile sarebbe stata quella di aumentare i tributi e le imposte. Ma, al contrario, abbiamo solo ampliato le aree cittadine della sosta a pagamento, con tariffe a dir poco modeste». Per il sindaco, la presenza degli addetti al servizio fungerà inoltre da deterrente contro vagabondi e malintenzionati. «Apprezziamo l’apertura del Comune», fa presente da parte sua Odoardi, «ma non risolve il problema. In una zona periferica, com’è via Ciglia, fra l’altro malservita dai mezzi pubblici, la sosta a pagamento non andava proprio messa. Questa scelta provocherà solo disagi alle attività, agli utenti degli uffici, agli uffici stessi e ai residenti. È sbagliata nel modo, nel tempo e nel luogo. La sola vera logica che si intravvede nel provvedimento è la necessità di fare cassa. Oltretutto», prosegue Odoardi, «lascerei da parte motivazioni fantasiose, pure tirate in ballo, e legate a una presunta “svolta green” nella mobilità cittadina: qui non ci sono piste ciclabili o superfici adatte ai monopattini elettrici, qui gli autobus passano ogni tanto, qui si continuerà ad arrivare usando il mezzo privato».
«Per noi esercenti», dice Sabina Tritella, che ha un salone di parrucchiere in via Ciglia, «è un colpo non indifferente. In questo momento non ci voleva proprio. Già la clientela è calata e ora pure questo. Le persone così se ne vanno». D’accordo con lei Rebecca Lattanzio, titolare di un’attività di estetista: «Vanno via», ripete. Amareggiato anche il gestore del bar Glitter, Luca Lattanzio. «Così non si fa altro che allontanare la gente. Se un cliente per venire a prendere il caffè da me, deve pagare pure il parcheggio, se ne va altrove».