Sott’accusa 30 imputati Si torna in aula il 5 marzo

17 Gennaio 2021

Dalla prima udienza del 16 luglio 2019 una serie di rinvii e qualche colpo di scena Tra i reati, disastro colposo e omicidio colposo, abuso d’ufficio e falso ideologico 

PESCARA. Quarto anniversario della tragedia di Rigopiano. Un disastro che ha spezzato la vita di 29 persone morte sotto le macerie dell'hotel di lusso spazzato via da una valanga il 18 gennaio del 2017.
Doveroso un punto della situazione circa il procedimento penale in corso davanti al giudice dell'udienza preliminare, Gianluca Sarandrea, che vede sul banco degli imputati 30 persone, dopo l'unificazione del procedimento madre per il disastro con quello del depistaggio dove figurano soltanto l’ex prefetto e alcuni funzionari, e con circa 150 parti civili costituite.
La prima udienza davanti al gup risale al 16 luglio del 2019 dopo un lungo lavoro investigativo coordinato dalla procura (si sono alternati due procuratori capo nel corso dell'inchiesta) che guida l’accusa con i sostituti Andrea Papalia e Anna Benigni. Una indagine molto complessa dove, a complicare il già tortuoso cammino, si sono inserite le proteste nazionali degli avvocati e soprattutto una pandemia che per forza di cose ha rallentato tutto, costringendo il presidente del tribunale, Angelo Bozza, a organizzare ogni volta una udienza, con l’utilizzo di ben cinque aule del tribunale, collegate soltanto in video e audio (senza la possibilità di intervenire nella discussione se non andando nella maxi aula dove si trova il giudice) per far rispettare i requisiti di sicurezza imposti dall'emergenza nazionale e il distanziamento sociale, punto fermo per proseguire con le udienze.
Un percorso giudiziario, un cammino verso la verità, dove non sono mancati neppure “incidenti” istituzionali come il conflitto tra forze dello Stato impegnate nelle indagini: l’ex capo della Mobile che denuncia per falso i tre carabinieri forestali più impegnati nell'inchiesta, che a loro volta lo denunciano per calunnia. Un conflitto istituzionale, che la procura ha sempre ritenuto estraneo al procedimento, finito in archivio per tutti.
Una brutta pagina che ruota attorno alle telefonate inascoltate del cameriere dell’hotel, Gabriele D’Angelo, deceduto anche lui nel disastro, giunte in Prefettura qualche ora prima della valanga.
E poi le battaglie delle parti civili per evitare che spariscano nel nulla eventuali risarcimenti per le parti offese: e così il via ai sequestri conservativi dei beni immobili e persino di stipendi e pensioni di alcuni degli imputati, anche se poi cancellati dal tribunale del riesame. Mentre nel frattempo i 10 milioni di euro stanziati dal primo Governo Conte sarebbero già stati tutti consegnati ai familiari delle vittime. E poi ancora le corpose indagini difensive dei legali del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Tutti passaggi procedurali e tecnici che comunque hanno portato via molto tempo visto che un paio d’ore di ogni udienza sono impegnate soltanto per l’appello delle parti. Ma nonostante tutto, il polso fermo e gentile del giudice Sarandrea ha comunque permesso di arrivare a un bivio decisivo ormai: nella prossima udienza, fissata al 5 marzo, il gup ha già annunciato che darà la parola all’accusa per aprire la discussione, salvo l’apertura della pagina dei possibili riti alternativi. E qui l’udienza preliminare potrebbe davvero diventare importante e decisiva. Le voci che da tempo circolano riguardano appunto l’orientamento massiccio dei 30 imputati a voler definire il procedimento evitando un dibattimento lungo e pericoloso. E dunque, qualora nel corso della prossima udienza dovessero arrivare una o più richieste di riti alternativi, allora bisognerà organizzare il tutto per consentire al giudice di poter proseguire in parallelo ed evitare una incompatibilità che bloccherebbe drammaticamente il percorso del procedimento. E, anche in caso di riti abbreviati, molto dipenderà da eventuali richieste di riti condizionati da qualche fase istruttoria, che allungherebbero per forza di cose i tempi.
Ma nonostante tutto potrebbe comunque essere un risultato importante arrivare alla definizione dell’udienza preliminare, con riti abbreviati o eventuali proscioglimenti e rinvii a giudizio, prima della fine di quest’anno.
Il procedimento resta comunque molto complesso con quattro Enti sotto accusa (Regione Abruzzo, Provincia di Pescara, Comune di Farindola, Prefettura) con reati che, a vario titolo, vanno dal disastro colposo all’omicidio plurimo colposo, dalle lesioni plurime colpose all’abuso d'ufficio, al falso ideologico ed altro ancora: reati legati ai tre filoni individuati dalla procura, e cioè la mancata realizzazione della carta valanghe, lo sgombero delle strade di accesso all'hotel, fino al tardivo allestimento del centro coordinamento soccorsi.
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