Sotto il Parlamento europeo con la paura dell’autobomba

BRUXELLES. Sono nel cuore di Bruxelles. A pochi chilometri da Molenbeek, il luogo da cui venerdì sera alcuni terroristi sono partiti in auto, alla volta di Parigi. Per compiere la strage. Sono alla...
BRUXELLES. Sono nel cuore di Bruxelles. A pochi chilometri da Molenbeek, il luogo da cui venerdì sera alcuni terroristi sono partiti in auto, alla volta di Parigi. Per compiere la strage. Sono alla ricerca di notizie per misurare lo stato di preoccupazione che gli abruzzesi vivono in queste ore, in una città oggi spettrale. Nel silenzio ovattato dalla pioggia, riecheggiano solo le sirene. Ed è proprio a pochi passi dai palazzi del potere, in Rue Joseph II, che improvvisamente ho un incontro ravvicinato con la paura. Siamo in tanti: curiosi, giornalisti, operatori, dipendenti degli uffici adiacenti, ai quali viene impedito il passaggio. Siamo attoniti di fronte a quella che potrebbe essere un’autobomba. Piazzata proprio lì, a pochi metri. L’area è circoscritta dal nastro della polizia, che ci invita a rispettare la distanza di sicurezza. E’ paradossale, ma non uno di noi sembra stupito.
E’ come se si stia normalizzando la consapevolezza che scenari così, d’ora in avanti, saranno all’ordine del giorno. Sì perché chi vive qui da molto tempo ne è certo: questo allarme non sarà come i precedenti. E mentre assisto al disinnesco della sospetta bomba, riecheggiano le parole dell’Onorevole Daniela Aiuto, incontrata poco fa in Parlamento: «Siamo tutti nel mirino. E’ questo il segnale che ci hanno voluto dare con gli attentati di Parigi. Noi in Parlamento non siamo né più, né meno al sicuro di un qualunque avventore di un bar». Il dopo strage lei lo ha vissuto come tanti qui, raccolta con la sua famiglia nella sicurezza di una casa, e nell’apprensione per i figli. Gli stessi che oggi ha preferito non mandare a scuola.
Andrea D’Incecco, un abruzzese che a Bruxelles gestisce una società di consulenza, questa mattina ha scelto invece di portare la figlia all’asilo, come tutte le altre mattine perché, mi rivela al telefono, «ho fiducia nell’attività della polizia, e dell’intelligence. Non possiamo permettere che vengano stravolte le nostre vite. Sarebbe come dargliela vinta». E mentre assisto al disinnesco della bomba, le loro parole riecheggiano, come le raccomandazioni ricevute questa mattina dall’Ambasciata Italiana e dal funzionario della Regione Abruzzo qui a Bruxelles, Fabiano De Leonardis: «Bruxelles è esposta ad un rischio potenziale di attentati. Gli italiani qui sono invitati ad essere vigili, prudenti e ad evitare luoghi di assembramento e ritrovo». Dopo una meticolosa procedura durata ore, gli artificieri riaprono la strada e ci consentono il passaggio. Era un falso allarme. C’è chi mormora che assisteremo ancora a molti altri allarmi.
Chi è certo che ci abitueremo alla paura.
Ma “normalizzare” la paura sarà comunque una sconfitta.
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