Spaccio a cielo aperto la via della droga è lunga solo 50 metri

Il mercato della droga dal parco di via Tavo ai palazzi Clerico Tappeti di siringhe e tossici che si bucano alla luce del sole
PESCARA. Un tappeto di siringhe, escrementi, rifiuti di ogni tipo, materassi, divani e poltrone. È questo lo scenario di uno dei due scheletri dei palazzi Clerico di via Tavo, uno scempio visibile a chiunque passi da quelle parti, tranne probabilmente alle autorità competenti che sembrano non accorgersi di quello che ogni giorno accade alla luce del sole e soprattutto sotto gli occhi di residenti e passanti. Basta fermarsi 30 minuti in via Tavo, nel cuore del rione Rancitelli, per rendersi conto di quello che è il meccanismo dello spaccio.
Siamo all’ora di pranzo: un'automobile delle forze dell'ordine ci precede, ma a differenza nostra non si ferma e tira dritto. Sul lato destro della strada due spacciatori in attesa dei clienti: pochi minuti dopo uno di questo si muove verso l’abbandonato parco dell'Infanzia, struttura comunale in totale degrado, ed entra, da una porta sfondata, negli uffici in muratura. È al suo interno che risiede la centrale dello spaccio: in un luogo chiuso e lontano da occhi indiscreti, gli spacciatori vendono indisturbati la dose ai tossicodipendenti, che, come nulla fosse, attraversano la strada e vanno a "bucarsi" all'interno dello scheletro dei palazzi Clerico passando sopra alla recinzione in alluminio buttata giù prima dal vento e poi divelta dai drogati. In tutto, nemmeno 50 metri.
Arriva una ragazza dall'accento straniero, occhi azzurri e capelli biondi, lo scambio è veloce: entra nelle mura del parco, paga e riceve la dose. Subito dopo, incurante della nostra presenza (si accerta solo che non siamo poliziotti), attraversa i cumuli di rifiuti e si accomoda in un angolo seduta su una vecchia sedia a dondolo in vimini verde.
Sulla testa una copertura di fortuna e di lato un telino nel tentativo di coprirsi ai nostri occhi. È in evidente crisi di astinenza, ha fretta di "farsi". Ci dice che non è la prima volta che passa da lì. Prepara la siringa e si droga. Pochi minuti dopo la stessa scena si ripete: in questo caso arrivano due uomini, uno a piedi e l'altro in bicicletta. Entrano, portano a termine la "compravendita" con lo spacciatore, attraversano la strada e vanno a sedersi sopra a un materasso.
Uno dei due infila la siringa in un braccio, mentre l'altro tira giù i pantaloni e si "buca" in una gamba, già martoriata da altre iniezioni. Tutto questo mentre in strada passano diverse vetture e sui marciapiedi cammina più di una persona. Intorno ai tossicodipendenti una discarica di rifiuti, proprio alle spalle dei cassonetti di Attiva. C'è di tutto, centinaia di siringhe infette, un paio di queste infilzate a un cartone, bottiglie sia piene sia vuote di alcolici, vestiti di ogni tipo, un portagioie, escrementi, rifiuti organici e tanto altro. I residenti della zona sono ormai esasperati da questa situazione, molti anziani preferiscono non uscire di casa per la paura e l'intera zona è diventata off-limits per bambini e ragazzi.
«Di che cosa vi meravigliate», dice esasperata un'esercente della zona, «queste cose accadono ogni giorno a tutte le ore da anni e nessuno fa niente. La colpa è del Comune che ha costruito questo parco per poi lasciarlo in abbandono in mano a queste persone. Pochi giorni fa è passato anche il sindaco che mi ha fatto spallucce di fronte a questo scempio. Qui succede di tutto, gente che si droga, chi si prostituisce, chi vomita, chi defeca. Qui dietro c'è un cumulo di escrementi. Il risultato è che se anche volessi regalare il mio locale nessuno lo prenderebbe, allora mi chiedo perché dovrei pagare l'Imu visto che non ha più alcun valore in questa zona».
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