Spaccio, degrado e prostituzione «Ecco il nuovo Ferro di cavallo»

Il vice presidente del consiglio regionale Pettinari in via Lago di Capestrano tra le case popolari Ater «Serve la presenza dell’Esercito, il censimento degli occupanti per cacciare gli abusivi e la bonifica»
PESCARA. Basta addentrarsi di pochi metri rispetto alla strada principale per scovare un angolo di via Lago di Capestrano che sa di orrido, dopo l’incrocio con via Sacco. Rifiuti accatastati ovunque (anche bruciati), automobili vecchie e rotte abbandonate sotto ai palazzi insieme e a un cumulo di pneumatici. Ma c’è di più, oltre alla sporcizia e al degrado che divora i palazzi Ater: «Qui si spaccia, c’è abusivismo, le ragazze si prostituiscono in questa zona», denuncia il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari, che indica i «garage trasformati in abitazioni», con tanto di chioschetti che guardano al piazzale lurido e silenzioso, dove non si muove nulla durante la visita del coordinatore provinciale del Movimento 5 stelle e le uniche presenze sono «alcune vedette, che controllano la situazione». Un angolo di periferia che Pettinari definisce “il Ferretto”, pensando al vicino “Ferro di cavallo” di via Tavo, il palazzone dello spaccio dove sono in corso le operazioni di abbattimento volute da Regione, Ater e Comune.
«Questa è una zona pericolosa», segnala Pettinari dopo aver raccolto il grido di allarme di alcuni cittadini per bene che gli fanno arrivare «segnalazioni continue» al punto che il vice presidente del consiglio regionale ha voluto di vedere di persona effettuando una serie di «appostamenti e sopralluoghi», per vedere, per capire. Sui muri, oltre a «un buco per nascondere la droga», c’è un messaggio chiarissimo, messo per iscritto a chi tradisce o potrebbe farlo. Ed è questo: «Gli infami non stanno bene in mezzo a noi, ve ne dovete andare, l’infamità si paga, falsi e spioni dovete tremare». E poi, ancora «infami bruceranno». È la legge di “Rancistreet” che racconta l’assenza delle regole vere, sotto a questo cielo. «A pochi metri da qui c’è stata una operazione antimafia» ma è sufficiente spostarsi di poco per scorgere «questo disastro. Qui c’è un pezzo dello Stato che non fa lo Stato», prosegue Pettinari chiedendo di intervenire, subito, in favore di «quel 50% di residenti per bene». E indica la strada da seguire, tornando su richieste già formulate più e più volte per le periferie della città, da Fontanelle a via Passo della Portella. «Serve un censimento di chi vive in queste case Ater, con l’applicazione della legge regionale che prevede di togliere l’appartamento a chi non ha i requisiti (o non li ha più), in modo da assegnare gli alloggi alle persone in graduatoria (in città sono in attesa di una casa in 700). Poi va attivata l’operazione “strade sicure”, facendo arrivare qui in pianta stabile l’Esercito e le forze dell’ordine. La Asl, invece, dovrebbe far sì che vengano ripristinate le condizioni igienico-sanitarie, con una bonifica».
Pettinari si sente «l’unica voce fuori dal coro» perché non ha mai valutato positivamente l’abbattimento del Ferro di cavallo. «È una operazione spot», ha sempre detto e torna a ripetere. «Buttare giù quell’edificio non coincide con l’eliminazione della criminalità che l’ha reso un inferno a cielo aperto. I grandi e piccoli crimini vanno interrotti e sradicati prima che questo “Ferretto” diventi completamente fuori controllo. Regione e Comune devono passarsi una mano sulla coscienza. Oppure», si chiede Pettinari, «vogliono forse abbattere anche questi palazzi e poi tutti quelli delle periferie a rischio?»

