Sparò al cuoco nel ristorante: Pecorale chiede il rito abbreviato

29 Novembre 2022

L’aggressione a Yelfry a colpi di pistola: il 29enne montesilvanese è ora accusato di tentato omicidio In caso di accoglimento della richiesta, l’imputato avrebbe uno sconto di pena pari a un terzo

PESCARA. Sceglie il rito abbreviato Federico Pecorale, 29 anni, originario di Montesilvano ma residente in Svizzera, che il 10 aprile scorso, Domenica delle Palme, tentò di uccidere il cuoco 23enne Yelfry Rosado Guzman, nel ristorante Casa Rustì in pieno centro a Pescara. Il pm Fabiana Rapino, lo scorso mese di ottobre aveva firmato, per lui il giudizio immediato con l’accusa di tentato omicidio, saltando la fase dell’udienza preliminare, ma adesso l’avvocato dell’imputato, Sandro Marcheselli del foro di Latina, ha chiesto al gip di definire il procedimento con il rito abbreviato (che prevede la riduzione di un terzo della pena), condizionato all’espletamento di una perizia psichiatrica per il suo assistito. Il legale ha però lasciato al giudice, che ha già fissato l’udienza per il 2 febbraio prossimo, la possibilità di decidere anche per il rito non condizionato. La perizia psichiatrica, da sempre ipotizzata anche dal precedente legale di Pecorale, ha una finalità ben precisa: accertare se l’imputato, al momento di esplodere quei colpi di pistola contro il cuoco, avesse piena capacità di intendere o di volere o se queste capacità fossero gravemente scemate. Pecorale è attualmente detenuto nel carcere di Viterbo dopo il trasferimento a causa delle continue liti fra lui stesso, gli altri detenuti e gli agenti penitenziari.
Pecorale fu arrestato lungo l’autostrada all’altezza di Pesaro: dopo la sparatoria, aveva preso un taxi con il quale stava tornando in Svizzera, ma la polizia lo bloccò grazie anche alla collaborazione dell’autista del taxi. L’inquietante episodio di violenza, che avrebbe potuto costare anche la vita a Yelfry, che ancora oggi continua a lottare per riprendere a camminare, si verificò all’ora di pranzo, quando la centralissima piazza Salotto era piena. Pecorale tornò in quel locale in cui era stato anche la sera precedente, per consumare ancora degli arrosticini: e proprio la non perfetta salatura del piatto fece scattare l’ira dell’imputato (da qui la contestazione del pm dell’aggravante per i futili motivi). Si alzò dal suo tavolo per andare a sincerasi che quella salatura fosse come lui desiderava. Scambiò qualche battuta con il cuoco alla presenza della cameriera, testimone oculare del fatto, e poi, infastidito dalla risposta di Yelfry, gli sferrò un pugno. L’intera sequenza agghiacciante divenne virale sui social in pochissimi minuti: con un calibro 6,35, l’imputato sparò due colpi che raggiunsero e fecero cadere a terra Yelfry dietro il bancone; poi Pecorale avrebbe avuto un altro impulso e, invece di andarsene, fece il giro del bancone per esplodere altri tre colpi che raggiunsero il cuoco in parti vitali tanto da farlo finire in ospedale in prognosi riservata. Poi, come se non avesse fatto nulla di particolare, si allontanò tranquillamente per fare ritorno al suo albergo poco distante. Da lì contattò e si mise d’accordo con il tassista per il viaggio fino in Svizzera per tornare a casa sua. Ma gli investigatori riuscirono in tempi strettissimi a ricostruire le sue mosse e iniziò un pedinamento controllato proprio per non mettere in pericolo magari la vita del tassista. Così, la polizia fece fermare il taxi in un’area di servizio con la scusa di fare il pieno e lì scattò il fulmineo arresto.
Adesso la parola passa al gup Nicola Colantonio che, nell’udienza del 2 febbraio prossimo, dovrà decidere se giudicare subito l’imputato o concedergli la perizia psichiatrica: in quest’ultimo caso bisognerà attendere il deposito dell’eventuale consulenza medico-legale prima di prendere una decisione.