Spari al cuoco, Pecorale trasferito «Troppe liti con gli altri detenuti»

16 Settembre 2022

Il 29enne è stato spostato dal carcere di Lanciano a quello di Viterbo per ragioni di ordine e sicurezza Il nuovo provvedimento scatta alla vigilia della chiusura delle indagini coordinate dal pm Rapino

PESCARA. Dallo scorso Ferragosto, Federico Pecorale, 29 anni, abruzzese di origine, ma residente in Svizzera, l'uomo che il 10 aprile scorso scaricò cinque colpi di pistola contro Yelfry Rosado Guzman, il 23enne cuoco dominicano del locale di arrosticini in piazza Salotto, ferendolo gravemente, è stato trasferito dal carcere di Lanciano a quello di Viterbo.
La motivazione ufficiale parla di «ragioni di ordine e sicurezza», vale a dire che Pecorale deve avere avuto più di un diverbio con altri detenuti e con gli agenti della polizia penitenziaria, tanto da far scattare questo provvedimento alla vigilia, peraltro, di una imminente chiusura delle indagini da parte della procura di Pescara, e in particolare del pm Fabiana Rapino. Un episodio che destò allarme e preoccupazione nell’opinione pubblica visto che il ferimento si verificò ad ora di pranzo nella centralissima piazza Salotto, fra decine di passanti. La causa che avrebbe fatto scattare l’ira dello sparatore sarebbe legata a una non perfetta cottura e salatura degli arrosticini che l’uomo aveva ordinato.
Nello scorso maggio Pecorale, che nell’interrogatorio di garanzia aveva rifiutato di rispondere alle domande del giudice, aveva poi sollecitato un incontro con il pm, tramite il suo legale dell'epoca (Florenzo Colletti ora sostituito da un altro professionista): interrogatorio che venne però secretato dalla procura.
In quell’occasione Pecorale (accusato di tentato omicidio e porto abusivo d’armi) aveva dato la sua versione dei fatti, puntando peraltro su una eventuale provocazione del cuoco. Probabilmente, stando almeno a quanto trapelato dallo stretto riserbo imposto dal magistrato, alle vibranti ed eccessive proteste del cliente, il cuoco, dopo aver incassato il pugno da Pecorale, avrebbe accennato a una reazione, prontamente “soffocata” dalla testimone oculare: la cameriera che in quel momento era a fianco di Yelfry e a pochissima distanza dallo sparatore.
Pecorale, interpretando forse quella sorta di reazione come una possibile minaccia per lui, stando almeno alla versione difensiva, aveva poi estratto la pistola che portava con sé ed esploso cinque colpi contro il malcapitato cuoco, di cui uno soltanto andato a vuoto. Poi l’uomo si era tranquillamente allontanato, tornando nel suo albergo dove con un taxi stava tentando di raggiungere la Svizzera prima che venisse bloccato dalla polizia lungo l’autostrada, all’altezza di Pesaro.
Nelle mani della procura da subito sono finite le riprese interne al locale dove viene riportata l’intera sequenza dei fatti, che potrebbero costituire un elemento fondamentale per l’accusa, ma che sono state più volte esaminate anche dall’ex difensore per arrivare a sostenere una possibile, quanto improbabile, reazione di Pecorale alle parole del cuoco. Ma anche in questo caso, di tutto rilievo sarà anche la testimonianza della cameriera, testimone oculare, già sentita a suo tempo dagli investigatori. Il legale dell'epoca aveva fatto stilare una sorta di perizia di parte, da un suo esperto, per poter poi chiedere al giudice una perizia psichiatrica per dimostrare che le problematiche che affliggevano da anni Pecorale, il giorno della sparatoria lo avrebbero reso incapace di intendere e di volere. Tutte questioni che adesso valuterà il suo nuovo difensore una volta che la procura deciderà di chiudere le indagini.