Spari al cuoco, riapre il locale dopo 2 mesi

Il ristorante di piazza Salotto in cui è stato ferito Yelfry riprende l’attività: «Lo aspettiamo qui con noi»
PESCARA. «Riapriamo il locale aspettando Yelfry». Stefano e Christian Fedele, titolari di Casa Rustì, in piazza Salotto, hanno riaperto l'attività commerciale al pubblico mercoledì scorso, cinquantadue giorni dopo i fatti di sangue che hanno cambiato per sempre la vita del cuoco 23enne Yelfry Rosado Guzman, originario di Santo Domingo ma residente a Chieti. Il ragazzo, ferito gravemente alla testa, spalle, schiena e torace, ancora oggi ricoverato in una clinica di Sulmona dove lotta per riacquistare l'uso delle gambe, il 10 aprile fu raggiunto da una raffica di 5 colpi di pistola sparati da un cliente del locale, Federico Pecorale, 29 anni, poi finito in carcere. Yelfry ha rischiato la vita perché, a detta del suo attentatore, gli arrosticini erano insipidi. Il presidente della Regione, Marco Marsilio, è stato tra i primi clienti a cenare nel locale rimasto chiuso un mese e mezzo.
«Per Yelfry il percorso è ancora lungo, ma lo aspetteremo, vogliamo che torni a lavorare con noi», commenta emozionato Stefano Fedele. «In questi giorni ci siamo sentiti telefonicamente, non abbiamo mai perso i contatti con lui, ci ha manifestato il desiderio di tornare al lavoro, ci ha pregati di ripartire. Lo abbiamo fatto con le lacrime agli occhi, il nostro pensiero va sempre a quel giorno maledetto».
È mancata all'appello anche Martina Tamalio, la collega di Yelfry che ha assistito alla scena dell'uomo che sparava contro il giovane, steso a terra, che tentava di schivare i colpi. Non si è mai ripresa dallo choc: «Martina ha bisogno ancora di tempo per superare il trauma. Le restiamo accanto con affetto, tornerà quando se la sentirà. Siamo una grande famiglia», composta da 90 dipendenti tra le varie attività, prosegue l'imprenditore, «il dramma di ognuno è il dramma di tutti. Siamo stati toccati da questa tragedia che ci ha segnati, ma fortificati. Non è possibile che questi episodi accadono in quel centro che dovrebbe essere il fiore all'occhiello della città. Abbiamo riacceso una luce nella Pescara che amiamo e che vorremmo più sicura, anche se questo è stato un episodio isolato che non era possibile prevedere. Proviamo tanta rabbia nei confronti di quella persona che ha distrutto un ragazzo pieno di vita».

