Spese recuperabili in 10 anni: partita la novità per l’edilizia

D’Intino (Ance): «Ma la misura per noi è un palliativo». Il nodo delle speculazioni
PESCARA. Si chiama Spalmacrediti. È operativo da ieri. E consente agli intermediari abilitati di accedere al sito dell’Agenzia delle Entrate – a determinate condizioni – per recuperare in 10 anni i crediti vantati in forza di interventi edilizi quali Superbonus, Sismabonus ed eliminazione delle barriere architettoniche. Ma il presidente dell’Ance Abruzzo Antonio D’Intino ritiene il provvedimento una sorta di palliativo limitato a pochi casi e categorie. E mette in guardia «sulla grave situazione dei crediti fiscali da Superbonus non pagati alle imprese, che sono andate in affanno per carenza di liquidità» denunciando un fenomeno di speculatori a caccia di crediti da acquisire, con doppio danno per le imprese.
spalmacrediti, come e quando
Da ieri le imprese edilizie, le banche o altri cessionari titolari di crediti da superbonus, sismabonus e bonus barriere architettoniche possono ripartire in 10 anni i crediti non ancora utilizzati per i quali è stata comunicata la prima opzione entro lo scorso 31 marzo. Per farlo basterà utilizzare una nuova funzionalità disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. Lo comunica la stessa Agenzia in base al provvedimento firmato dal direttore Ernesto Maria Ruffini, in attuazione delle ultime norme della legge sui crediti dei bonus edilizi.
come funziona
Il provvedimento specifica che la quota residua di ciascuna rata annuale dei crediti d’imposta, anche acquisita a seguito di cessioni successive alla prima opzione, e non utilizzata in compensazione, può essere ripartita in 10 rate annuali di pari importo. In particolare, la nuova ripartizione può essere effettuata per la quota residua delle rate dei crediti riferite agli anni 2022 e seguenti, per i crediti derivanti dalle comunicazioni delle opzioni per la prima cessione o lo sconto in fattura inviate all'Agenzia delle Entrate fino al 31 ottobre 2022, relative al superbonus; agli anni 2023 e seguenti, per i crediti derivanti dalle comunicazioni inviate all’Agenzia dal primo novembre 2022 al 31 marzo 2023, relative al superbonus, nonché dalle comunicazioni inviate fino al 31 marzo 2023, relative al sismabonus e al bonus barriere architettoniche.
Ciascuna nuova rata annuale potrà essere utilizzata esclusivamente in compensazione e non potrà essere a sua volta ceduta, né ulteriormente ripartita. Fornitori e cessionari potranno comunicare all’Agenzia la volontà di optare per la rateizzazione lunga – al posto di quella originariamente prevista – accedendo all’area riservata del sito dell’Agenzia, dove, da ieri, è stata attivata una nuova funzionalità all’interno della «Piattaforma cessione crediti».
Dal 3 luglio 2023 il servizio sarà attivo anche per gli intermediari provvisti di delega alla consultazione del Cassetto fiscale dei titolari dei crediti. La comunicazione può riguardare anche soltanto una parte della rata del credito al momento disponibile: con successive comunicazioni potranno essere infatti rateizzati, anche in più soluzioni, la restante parte della rata e gli eventuali altri crediti nel frattempo acquisiti.
la simulazione
Ad esempio, un soggetto che dispone della rata del 2023 relativa a crediti di tipo Sismabonus dell’importo di 100 euro – e prevede di non avere sufficiente capacità per assorbirla in compensazione tramite F24 entro il 31 dicembre di quest’anno – potrà stimare la quota della rata del 2023 che riuscirà a utilizzare in compensazione entro la fine dell’anno (per esempio 60 euro) e comunicare alle Entrate la restante parte della rata che non prevede di utilizzare (40 euro): questo importo residuo sarà ripartito in dieci rate annuali di 4 euro ciascuna, utilizzabili in compensazione dal primo gennaio al 31 dicembre degli anni dal 2024 al 2033. Se alla fine del 2023 il soggetto avrà altri crediti residui non compensabili, potrà comunicare all'Agenzia di volerli ripartire nei successivi dieci anni. In alternativa a questa soluzione, sarà possibile attendere la fine del 2023 per avere contezza dei crediti residui non compensabili e inviare la relativa comunicazione alle Entrate.
rischio speculazioni
Fin qui la nuova opportunità concessa dal Fisco. Ma ci sono delle criticità che restano sullo sfondo. Lo sottolineano i costruttori. Per Antonio D’Intino (presidente Ance Abruzzo) «la misura è praticabile soltanto per pochi casi e altrettanto poche categorie perché le imprese che hanno crediti incagliati e non possono recuperarli hanno il grande e irrisolto problema della liquidità. Se da un lato, infatti, il privato può aspettare dieci anni, chi ha fatto lo sconto in fattura e ha i crediti rimasti “in pancia”, come le imprese, non ha tempo di aspettare ancora. Si tratta, insomma, di una sorta di palliativo che non risolve affatto il grave problema dell’incaglio, per sbloccare il quale sarebbe servito più coraggio. Nella mia veste di presidente e dirigente anche nazionale dell’Ance torno a chiedere con forza, in linea con gli associati, che il governo faccia ripartire la cessione dei crediti con Poste e Cassa depositi e prestiti. Se non lo faranno, falliranno quelle imprese sane che hanno creduto in una legge dello Stato e si apriranno tanti contenziosi. Siamo stati sentiti e risentiti più volte in vari tavoli di lavoro. Ma non si è mosso nulla per recuperare subito questi crediti. E la situazione non risolta potrebbe portare a ulteriori problemi come il rischio di speculatori in agguato».
la denuncia
«In un contesto del genere», prosegue D’Intino, «molte imprese non possono pagare le maestranze e i fornitori. Ci sono situazioni di ditte che devono cedere i crediti e si stanno già affacciando sul mercato alcuni speculatori che chiedono tassi usurari per ricomprarseli. Si sta creando un mercato di cessioni parallele: il governo deve farsi carico di questo aspetto. Siamo in contatto quasi costante con chi deve decidere. La misura non basta, non risolve».(e.n.)
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