Spesi oltre 133 milioni per cure fuori regione

15 Gennaio 2018

La mobilità passiva fa segnare 36 mila ricoveri, quella attiva è di 24mila Si va via per interventi chirurgici su piede e ginocchio e per fare la chemio

PESCARA . Sono stati 36.108 i malati abruzzesi che nel 2016 hanno scelto di curarsi fuori regione, a fronte di una spesa totale di 133 milioni e 890mila euro. Lo rivela l’indagine dell’Agenzia sanitaria regionale sulla mobilità passiva, appena pubblicata, curata dal data manager Vito Di Candia e dal direttore dell’Asr, Alfonso Mascitelli.
I pazienti di altre regioni che, al contrario, hanno scelto di curarsi in Abruzzo, sono stati 24.681 (a fronte dei 24.204 dell’anno precedente). Un flusso che ha portato nelle casse della Regione ben 84 milioni. Il saldo, tuttavia, nonostante sia in calo il numero degli abruzzesi che scelgono strutture extraregionali, e sia invece cresciuta la mobilità attiva, continua a restare negativo, attestandosi a circa 50 milioni di euro.
CHI VA VIA. A guidare la classifica delle province nelle quali gli abitanti hanno maggiore propensione a varcare i confini dell’Abruzzo c’è Teramo dove 11.813 pazienti hanno deciso di “emigrare” (pari al 24.7% della popolazione residente). A seguire ci sono L’Aquila, con 8716 ricoveri fuori regione (16.4%) , Chieti (9410, pari al 15,8% della popolazione) e Pescara (61669 ricoveri, per il 12,1%).
CHI ATTRAE. Le province che attraggono più pazienti esterni sono Chieti (59.408 ricoveri), L’Aquila (53.146), Pescara (51.189) e Teramo (47.812).
LE MALATTIE . Le patologie per le quali si ha maggiore propensione a varcare i confini regionali sono quelle a carico del piede. Nel 2016 i ricoveri sono stati 1198, a fronte di una spesa complessiva di due milioni 792mila euro; a seguire ci sono i cicli di chemioterapia (882 pazienti, per due milioni 228mila euro) e gli interventi sul ginocchio (832 ricoveri, per una spesa di un milione 603mila euro). Se invece si analizza il dato non in base al numero dei ricoveri, ma della spesa, al primo posto c’è la sostituzione di articolazioni maggiori o il reimpianto degli arti inferiori. A fronte di 807 ricoveri fuori regione, sono stati spesi 7 milioni 212mila euro. Sempre in base allo stesso criterio, seguono i 315 interventi di “artrodesi vertebrale” per i quali la Regione ha speso 3 milioni.873mila euro. Aggregando il dati per categoria diagnostica, al primo posto ci sono le malattie del sistema muscolo-scheletrico (quasi 33 milioni), quelle dell’apparato cardiocircolatorio (23,5 milioni), quelle a carico del sistema nervoso (14,5 milioni). Nel corso del 2016 416 donne hanno partorito altrove, alle quali se ne aggiungono altre 302 alle quali è stato praticato il cesareo e le 325 interruzioni di gravidanza in strutture extraregionali. Sono state 29 le persone affette da Hiv che si sono rivolte a strutture esterne.
I COMUNI. Da un punto di vista meramente statistico, a guidare la classifica dei Comuni nei quali si registra il tasso più alto di mobilità passiva (calcolato in percentuale rispetto al numero di abitanti), c’è Schiavi d’Abruzzo, con un tasso del 18,3% e un dato assoluto di 157 pazienti che si sono rivolti a strutture di fuori regione. In termini assoluti, invece, a guidare la classifica c’è Martinsicuro, con un tasso del 10.1%, 1612 malati migranti e una spesa di quasi 5 milioni.
LE PIÙ GETTONATE. In cima alla lista delle regioni scelte dagli abruzzesi per curarsi ci sono le Marche (11.317 ricoveri), per una spesa di 37 milioni, seguite dal Lazio con 9365 ricoveri e una spesa di 31 milioni, l’Emilia Romagna, 5003 ricoveri e una spesa di 23 milioni, la Lombardia, con 3324 ricoveri e una spesa di 16 milioni di euro. Ma c’è anche chi ha scelto la Calabria (45 persone), la Sardegna (45), la Basilicata (21) e la Val d’Aosta (10).
LE STRUTTURE. Analizzando i dati della Regione in base al numero di ricoveri, il report dice che 2644 abruzzesi hanno scelto la casa di cura “Villa Anna” nella Marche, altri 2170 l’ospedale Unico di Ascoli Piceno, 2167 il Policlinico Gemelli di Roma, 2150 l’ospedale pediatrico Bambin Gesù. Ci sono poi la Casa sollievo della sofferenza (l’ospedale voluto da Padre Pio), in Puglia, dove si sono recati 380 abruzzesi e infine l’istituto Humanitas di Rozzano, in Lombardia, dove si sono rivolti 311 pazienti per essere curati.