Spettacoli e scuola di teatro nel nome di Cordova

25 Gennaio 2018

Un anno fa la scomparsa dello storico fondatore della Lega abruzzese antidroga La vedova chiede che gli venga intitolato l’auditorium Castellamare di viale Bovio

PESCARA. L'auditorium Castellamare di viale Bovio intitolato a Gianni Cordova. E' il desiderio espresso dalla famiglia del fondatore della Laad scomparso all'età di 71 anni, il 26 gennaio dell'anno scorso, dopo una lunga malattia combattuta per cinque anni senza tregua e con grande discrezione.
La moglie di Cordova, Vera De Gregoriis e la figlia Margherita, terranno una messa, officiata da padre Aldo della parrocchia di Sant'Andrea, domenica mattina nella cappelletta privata («Avremmo voluto aprire le porte a tutti i cittadini, ma non è possibile per questione di spazi») dell'associazione, di viale Bovio 293.
Vera Cordova annuncia anche l'avvio della collaborazione con il Tsa, Teatro stabile aquilano, diretto da Simone Cristicchi, per dare forma all'ultimo desiderio di Gianni Cordova. «Mio marito», rivela la vedova dell'indimenticato fondatore della Lega abruzzese antidroga, che oggi conta 16 giovani ospiti di provenienza anche moldava e siciliana, «aveva lavorato, prima di morire, al rinnovo dell'ultima convenzione tra l'associazione e il Comune per creare uno spazio teatrale all'interno dell'auditorium dell'ex sede circoscrizionale. Un luogo di cultura per convegni, conferenze, spettacoli di vario genere, fruibile da tutta la cittadinanza. Grazie alla collaborazione con il Tsa, abbiamo intenzione di realizzare anche una scuola di teatro e organizzare spettacoli di qualità con la direzione artistica di William Zola e testi di Margherita Cordova».
Obiettivi quasi raggiunti. «Un anno dopo», continua Vera De Gregoriis, originaria di Asmara, «realizziamo il sogno di Gianni di fare un teatro a livelli altissimi, di inaugurare la futura scuola di teatro che sarà uno spazio culturale aperto alla comunità. E, perché no, ci piacerebbe se l'auditorium venisse intitolato a mio marito. Ce lo auguriamo».
Signora Cordova, come vuole che la città ricordi Gianni Cordova?
«Vorrei che Pescara lo ricordasse per tutto il lavoro che ha svolto, non solo per la comunità che aiuta tanti ragazzi a uscire dalla tossicodipendenza. Ma per il rapporto che mio marito aveva instaurato col territorio. Lui pensava in grande, credeva in un progetto solidaristico di portierato sociale anche per anziani e per tutti coloro che ne avessero bisogno».
Non a caso la Laad, negli anni, ha stretto rapporti di collaborazione con tante associazioni di volontariato del territorio. Un'opera solidale «che prosegue ancora oggi nel segno della continuità come Gianni avrebbe voluto», conclude Vera Cordova.
Gianni Cordova, sociologo pescarese di origini catanesi (i suoi genitori Arturo, commerciante di stoffe, e Concetta arrivarono a Pescara nel 1934) con un passato da bancario (Bnl), negli anni Novanta creò un modello di comunità di recupero per tossicodipendenti i cui principi ispiratori varcarono i confini nazionali, arrivando fino in Canada dove strinse rapporti con le comunità abruzzesi locali.
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