«Spettacolo macabro come il Titanic e la morte di Alfredino»

Il regista e attore abruzzese Edoardo Oliva critico sulla scelta: la prossima fiction sarà sull'omicidio di Vasto
di EDOARDO OLIVA *
Poco più di un secolo fa la tragedia del Titanic. Dopo appena 29 giorni dal tragico affondamento del transatlantico, il regista Etienne Arnaud drammatizzò la vicenda dell'affondamento in un cortometraggio.
Dopo meno di un anno , nel 1912, il regista tedesco Mime Misu realizzò un film sul pìù famoso naufragio della storia e a seguire tanti altri film e fiction fino all'ultimo di James Cameron.
Anche allora si sollevò l'indignazione contro gli autori di queste opere per il cinismo e lo sciacallaggio con cui speculavano sulle tante morti di quella tragedia scegliendo la strada dello spettacolo.
La tragedia dell'Hotel Rigopiano a Farindola ha diverse analogie con quella del Titanic.
Solo per citarne alcune: la Natura che implacabilmente punisce la superbia, la negligenza e l'incuria dell'Uomo; il transatlantico di lusso e il resort a quattro stelle; la morte bianca, l'iceberg e la valanga; i sopravissuti.
Oggi la Taodue di Valsecchi annuncia una fiction sui fatti di Rigopiano.
Oggi come allora gli autori si difendono sostenendo il valore civile delle proprie opere, realizzate come monito perché nulla del genere debba accadere in futuro e per celebrare l'eroiche gesta dei soccorritori.
Oggi come allora le tragedie continueranno ad accadere.
Oggi come allora non è cambiato nulla.
L'uomo è sempre quello, il voyeurismo del pubblico è sempre quello.
Oggi però abbiamo il mezzo televisivo che non c'era un secolo fa e che anticipa lo spettacolo con le dirette sui disastri, sui salvataggi degli eroici soccorritori. La tecnologia ci consente quotidianamente di assistere alla tragedia.
Chi non ricorda il piccolo Alfredino nell'incidente di Vermicino? Il confine tra fiction e cronaca è ormai sottilissimo.
Penso al bellissimo "L'asso nella manica" di Billy Wilder del 1951 in cui il protagonista, un giornalista senza scrupoli, interpretato da un superbo Kirk Douglas, sfrutta un incidente in miniera, dove giace un superstite intrappolato tra le macerie, per creare uno scoop che trasformerà l'anonimo luogo del disastro in una sorta di luna park dove la moltitudine accorsa si ciberà della tragedia in corso.
I tragediografi greci, Eschilo, Sofocle, Euripide, attingevano al mito per raccontare l'uomo cercando la catarsi.
I contemporanei s'ispirano alla cronaca che fornisce quotidianamente spunti appetitosi che si mutano facilmente in macabro intrattenimento.
Viviamo in un'epoca in cui nulla si sedimenta perché non siamo più capaci di metabolizzare dolori, lutti, tragedie, sventure.
Abbiamo bisogno della rappresentazione immediata perché tutto possa essere al tempo tragico e spettacolare e quindi distante da noi.
La fiction sulla tragedia di Rigopiano s'inserisce naturalmente in questo solco. La prossima fiction sarà sull'omicidio di Vasto.
*(Attore e regista)
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