Spiagge all’asta, definite le regoleIndennizzi in arrivo per chi lascia

Le concessioni attuali scadranno a fine 2023. Ma in alcuni casi può scattare ancora la proroga
Un primo passo è stato fatto e le nubi intorno alla messa all’asta delle concessioni balneari cominciano a diradarsi. Il governo ha definito una bozza di accordo per la riforma delle concessioni, raccogliendo alcune richieste dei balneatori (ma non tutte, vedi l’articolo alla pagina successiva). Giovedì le linee guida sono state approvate dalla commissione Industria e lunedì saranno votate al Senato prima di passare alla Camera. I dettagli, però, dovranno essere definiti nell’arco dei prossimi sei mesi. In ogni caso, l’aspetto fondamentale è che saranno riconosciuti degli indennizzi a chi ha mantenuto la concessione balneare negli ultimi cinque anni. In sintesi, chi si aggiudica la nuova asta per la spiaggia deve pagare il concessionario uscente. Sul “quanto” e sul “come” c’è ancora troppa incertezza per poter dare una risposta definitiva. Il governo, infatti, deve definire i criteri precisi per questa sorta di risarcimento. Ma la sensazione è che in cantiere ci sia una vera rivoluzione che toccherà anche l’importo dei canoni annuali che i concessionari pagano allo Stato.
LE DATE Partiamo da una certezza: le date. Le concessioni balneari e di spiagge, laghi e fiumi per le attività turistico-ricreative e sportive termineranno il 31 dicembre 2023. Ciò significa che dal primo gennaio 2024 tutti gli spazi demaniali finora detenuti dai concessionari (in regime di proroga) torneranno allo Stato. Quest’ultimo dovrà riaffidarli organizzando delle gare pubbliche “con adeguate garanzie di imparzialità e di trasparenza”, come hanno stabilito le due sentenze del Consiglio di Stato dello scorso novembre. L’accordo definito dal governo prevede che le gare vengano organizzate entro il 31 dicembre 2023, ma le concessioni in atto continueranno comunque ad avere efficacia fino alla fine del 2023.
LA PROROGA C’è però una postilla al chiodo inscalfibile delle date di scadenza delle concessioni. Nell’accordo, infatti, è previsto uno slittamento fino ad un massimo di un anno (31 dicembre 2024), nei casi in cui ci siano “ragioni oggettive” che impediscano lo svolgimento della gare. È una sorta di proroga per i casi limite, ma servirà un atto motivato da parte dell’autorità competente per spostare la data di scadenza. Tra le ragioni oggettive per far scattare la proroga, ci possono essere le difficoltà dei Comuni nell’organizzazione delle gare, oppure eventuali ritardi nella definizione delle aree che saranno effettivamente messe all’asta.
GLI INDENNIZZI Il tema degli indennizzi è tra i più caldi nell’ambito della riforma delle concessioni balneari. Nel documento approvato dal governo non sono stati definiti i dettagli e i criteri per i contributi ai balneatori uscenti, ma alcuni punti fermi sono stati fissati. L’indennizzo sarà certamente a carico del concessionario subentrante. In fase di gara, poi, è prevista una premialità, sia per “l’esperienza tecnica e professionale già acquisita” dai balneatori, sia nel caso in cui la concessione sia stata prevalente fonte di reddito nei 5 anni precedenti. Cosa manca dunque? Nei prossimi mesi, il governo si è impegnato a definire criteri uniformi per i rimborsi ai balneatori uscenti, che dovranno tenere conto del valore dei beni e anche delle cifre spese per l’avviamento commerciale.
MAPPARE LE SPIAGGE Prima di far partire le gare, il governo dovrà mappare tutte le spiagge per riordinare l’intero sistema di concessioni. Questo riordino dovrà assicurare “l’adeguato equilibrio” tra aree pubbliche e private. È probabile che le concessioni vengano frazionate in lotti ancora più piccoli, per favorire la massima partecipazione delle piccole imprese. Le aree demaniali date in concessione dovranno però essere accessibili da tutti. Sono vietati quindi muri e cancelli che ostacolano l’arrivo alla battigia di fronte alla concessione.
Nella scelta del concessionario in fase di gara, poi, bisognerà considerare anche la facilità di accesso per i portatori di disabilità: è uno dei criteri per poter partecipare ai bandi. A questo si aggiunge la certificazione della parità di genere e il coinvolgimento di soggetti giovani, oltre all’impatto su paesaggio e ambiente degli interventi.
RIVEDERE I canoni annuali
Nei prossimi sei mesi, il governo dovrà anche rivedere i canoni annui pagati dai balneatori per la concessione delle spiagge. I nuovi importi dovranno tenere conto “del pregio naturale e dell’effettiva redditività delle aree demaniali da affidare in concessione, nonché dell’utilizzo di tali aree per attività sportive, ricreative, sociali e legate alle tradizioni locali, svolte in forma singola o associata senza scopo di lucro, o per finalità di interesse pubblico”. In più, una parte del canone annuo sarà destinato alla difesa delle coste e delle sponde e per il miglioramento della fruibilità delle aree libere. La durata della concessione è legata “all’ammortamento e all’equa remunerazione degli investimenti” fatti dal concessionario. Sono vietati espressamente proroghe o rinnovi automatici dell’autorizzazione. Entro il 30 giugno 2024, poi, il ministero delle Infrastrutture dovrà presentare una relazione sullo stato delle gare, elencando l’esito di quelle già concluse e quelle invece bloccate. Entro il 31 dicembre 2024 dovrà inviare anche una relazione conclusiva.

