Spiagge all’asta, l’Abruzzo fa ricorso alla Cassazione

La Regione impugna la sentenza che riduce la durata delle concessioni balneari Il verdetto è atteso per il 10 maggio: 891 aziende sperano nella vittoria finale
PESCARA. La Regione Abruzzo e i balneatori continuano a lottare insieme contro la direttiva europea “Bolkestein”, che minaccia di far scadere le concessioni balneari prima del previsto e mettere le spiagge all’asta a partire dal 1° gennaio 2024. Ma la battaglia giudiziaria è appena cominciata: l’Abruzzo, infatti, ha depositato alla Corte di Cassazione un ricorso per ribaltare il parere del Consiglio di Stato, che con due sentenze gemelle, il 9 novembre 2021, aveva stabilito che le concessioni demaniali per le spiagge saranno efficaci solo fino al 31 dicembre 2023. «La Regione Abruzzo è l'unica in Italia ad aver intrapreso questa strada per tutelare i balneatori», ha spiegato l’assessore regionale al demanio marittimo Nicola Campitelli, «e le loro attività difendendo con forza la normativa attuale. Questo ricorso è solo un primo passo», ha spiegato Campitelli. La Cassazione dovrebbe discutere il ricorso il prossimo 10 maggio, ma nel frattempo la battaglia dei balneatori abruzzesi va avanti anche in altre direzioni.
UNO SPETTRO REALE
Anzitutto, però, è opportuno ricordare cosa sia la famosa direttiva europea Bolkestein.
Essa prende il nome dal commissario alla Concorrenza dell’Unione Europea di allora, l’olandese Frits Bolkestein. La norma è stata approvata dalla Commissione Europea nel 2006 e recepita quattro anni più tardi dall’Italia. Il suo scopo è garantire la parità di accesso ai mercati degli Stati membri a tutti i professionisti e alle imprese che operano nell’Unione europea. Nel caso specifico delle concessioni balneari, la direttiva prevede che i servizi pubblici possano essere affidati ai privati solo attraverso gare pubbliche e aperte a tutti i cittadini europei. Prima che il governo di Giuseppe firmasse la proroga di 15 anni, era previsto che entro il 31 maggio 2018 l’Italia rimettesse a bando le concessioni rilasciate dagli enti locali. Il 3 dicembre 2020, però, la Commissione europea ha avviato l’iter della procedura di infrazione contro l’Italia, inviando al governo una lettera di costituzione in mora, ricordando che «le concessioni devono essere rilasciate per un periodo limitato e mediante una procedura di selezione aperta e pubblica».
LA SITUAZIONE
IN ABRUZZO
In Abruzzo, attualmente sono 891 le concessioni demaniali, secondo i dati che Legambiente ha diffuso a luglio 2021.
Al momento restano valide fino al 2033, ma qualora la direttiva Bolkestein diventasse realtà, dal 1° gennaio 2024 verrebbero rimescolate tutte le carte. Il rischio è che l’arrivo di colossi internazionali possa mettere alla porta chi ha investito i risparmi di una vita sull’attività balneare. «Siamo molto contenti che la Regione stia combattendo al nostro fianco questa difficile battaglia», spiegano i rappresentanti dei balneatori, Giuseppe Susi (presidente regionale della Fiba-Confesercenti) e Riccardo Padovano, presidente della Sib Confcommercio di Pescara, che nei mesi scorsi sono anche scesi in piazza a Roma per protestare contro la decisione del Consiglio di Stato. «Quello che manca è un’armonizzazione delle norme», spiega Giuseppe Susi, «anche perché le proposte concrete per ridiscutere la gestione delle spiagge dovrebbe arrivare dal governo, cosa che non è accaduta perché neppure i partiti riescono a mettersi d’accordo e costruire un regolamento serio. Oltre a questo, se davvero si vogliono portare all’asta le concessioni balneari, bisognerebbe almeno garantire una corsia preferenziale a chi ha investito centinaia di migliaia di euro negli stabilimenti».
La posizione dei balneatori resta comunque aperta al dialogo per rivedere le regole attuali. Lo spiega bene Riccardo Padovano. «Mi sarei aspettato che anche altre regioni seguissero l’esempio dell’Abruzzo e mi auguro che lo facciano presto. In ogni caso, siamo disposti a discutere delle concessioni e a rivedere il canone demaniale che paghiamo allo Stato. Ma il governo deve anche proteggere chi ha investito i risparmi di una vita. Queste persone non possono essere mandate via dalla sera alla mattina». (d.b.)

