Spiagge all’asta: la proposta per salvare più di 700 ditte

20 Novembre 2023

Dalla riforma della legge sui canoni demaniali ai giusti indennizzi per chi esce Così il sindacato dei balneari prova a ribaltare una situazione compromessa

PESCARA. «Un giusto indennizzo da condividere con i concessionari uscenti e una vera riforma dei canoni demaniali perché la legge vigente è di 70 anni fa». Parte anche dall’Abruzzo la risposta all’Europa che spinge per la vendita all’asta delle spiagge. «La lettera della Commissione Europea sul rinnovo delle concessioni balneari non pregiudica affatto il lavoro del Governo Meloni. Lo ha detto la stessa portavoce della Commissione Europea ribadendo che non c’è alcun atteggiamento contro l’Italia». Così esordisce il presidente del Sib Abruzzo, Riccardo Padovano, secondo il quale il destino di oltre 700 imprese balneari abruzzesi non è ancora arrivato all’ultima spiaggia.
VECCHIA E SUPERATA
«Siamo però arrivati a un punto di non ritorno che impone al parlamento italiano di avviare una vera riforma del demanio turistico perché all’interno delle aree marittime demaniali ci sono delle attività commerciali che poco hanno a che vedere con una legge vecchia e superata. Una legge ibrida che si fonda ancora sul Codice della navigazione. La normativa», afferma il rappresentante del sindacato dei balneari che fa capo alla Confcommercio, «va quindi rivista a 360 gradi».
INSIEME AI SINDACI
Nulla è ancora compromesso ma bisogna anche fare molto presto perché, nei 19 comuni della costa abruzzese, è in gioco il futuro di decine di imprese del settore prevalentemente a gestione familiare che hanno investito una vita di lavoro nei loro stabilimenti in concessione. «Dall’Abruzzo stiamo lavorando in questa direzione», prosegue Padovano, «e in tal senso abbiamo chiesto anche all’Anci, l’associazione dei Comuni, di accogliere la nostra proposta di riforma. Da tempo diciamo che il canone demaniale che viene pagato allo Stato dai concessionari deve essere versato ai Comuni e agli enti locali. Da qui occorre ripartire sia per rivedere in modo sostanziale e concreto le regole di applicazione dei canoni sia per arrivare ad un criterio davvero giusto degli indennizzi, nel caso di una evidenza pubblica, per il concessionario uscente».
DA CASOTTI AD AZIENDE
È questa appena illustrata la proposta avanzata dal Sib che cerca nei sindaci preziosi alleati per indurre il Governo a darsi da fare.
«È un lavoro da portare avanti in modo sinergico», sottolinea il rappresentante di categoria, «per risolvere con una vera legge il problema dei canoni e degli indennizzi in modo strutturale. In passato, con un sistema legislativo ibrido, abbiamo trasformato dei casotti in attività commerciali spalancando le porte al turismo perché il turista non polemizza e paga se i servizi sono all’altezza, questo è bene ricordarlo», dice Padovano, «ma ora occorre far riconoscere i 40 o 50 anni di attività che un concessionario ha svolto nella propria azienda balneare costruendo su questo valore aggiunto la riforma dei canoni demaniali. Il tempo però è molto scarso, quindi ci rivolgiamo anche ai parlamentari abruzzesi affinché intervenga sul governo che aveva messo in agenda la questione delle concessioni demaniali e la costruzione della normativa».
A TESTA ALTA
La vendita all’asta delle spiagge è diventata ormai un diktat internazionale da cui l’Abruzzo può uscire a testa alta, sostiene il presidente del Sib, con la doppia proposta per risolvere la madre di tutti i problemi, evitando peraltro una maratona di contenziosi che porterebbe ad un allungamento ulteriore dei tempi.
«I Comuni sono la terra di mezzo, la cerniera, il front office tra lo Stato e gli stabilimenti balneari, quindi mi appello ai sindaci affinché si faccia una riforma vera che porti equilibrio tra il concessionario e lo Stato, passando attraverso una rivisitazione dei canoni demaniali e a un riconoscimento di un congruo indennizzo a chi, dopo tanti anni, lascia per sempre l’attività che gli ha dato da vivere».
La parola adesso passa ai primi cittadini e ai parlamentari della nostra regione, quindi al governo e a una legge che salvi 700 imprese da una debacle che si annuncia catastrofica per il turismo estivo abruzzese. (l.c.)
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