Spiagge all’asta: scoppia la grana degli indennizzi

16 Giugno 2024

Stop all’emendamento leghista che prevedeva un ristoro alle imprese uscenti Dal Governo Meloni e la Regione Abruzzo nessun segnale sulle gare da fare

PESCARA. Spiagge all’asta, scoppia un’altra grana. Il Quirinale ha chiesto al Senato di ritirare l’emendamento al Decreto Coesione sugli indennizzi alle imprese balneari uscenti che sono visti come un buon paracadute dagli operatori del settore. Ma la proposta, presentata a fine maggio dalla Lega, sarebbe stata ritenuta dalla presidenza della Repubblica come troppo estranea rispetto ai contenuti del decreto. Il capogruppo Massimiliano Romeo, primo firmatario dell’emendamento, ha però annunciato che la Lega: «Non ritirerà nulla».
Così ha rivelato in anteprima, pochi giorni fa, Mondo Balneare, il sito di informazione più seguito dalla categoria. Nel frattempo il tavolo sul demanio marittimo, che era stato convocato per il 12 giugno scorso a Palazzo Chigi, è stato annullato la sera prima e al momento non c’è un nuovo appuntamento in vista.
La proposta iniziale della Lega - scrive Mondo Balneare - prevedeva che, in caso di gare sulle concessioni, l’eventuale nuovo subentrante riconosca al gestore uscente un indennizzo «corrispondente al valore aziendale dell’impresa insistente sull’area oggetto della concessione», calcolato da un perito nominato dal concessionario uscente, al quale viene riservato anche il diritto di prelazione a parità di offerta. Ma la proposta emendativa era già stata ritenuta parzialmente improponibile dalla presidenza della V commissione al Bilancio del Senato, che sta esaminando il provvedimento in questi giorni. In seguito alla rielaborazione, nell’emendamento leghista – riferisce ancora il sito on line di informazione - è rimasto solo una generica indicazione sul «valore commerciale» degli stabilimenti balneari, di cui tenere conto nella mappatura del demanio marittimo a cui sta ancora lavorando la Presidenza del Consiglio, nel senso che non l’ha ancora ufficializzata attraverso una vera e propria norma.
Di fatto l’esecutivo Meloni sembra in stallo sul tema dei balneari. Così come sta accadendo anche in Abruzzo dove la Regione, come si dice in gergo calcistico, per ora lancia la palla sugli spalti.
«Diciamo che noi stiamo lavorando per cercare una soluzione d’intesa con il governo centrale innanzitutto per salvaguardare la stagione attuale e poi dare tutti gli strumenti necessari ai Comuni perché saranno loro a dover fare le gare», è la risposta diplomatica di Nicola Campitelli, consigliere regionale di Fratelli d’Italia con delega al demanio marittimo. Dal fronte opposto, invece, si alza la voce del primo cittadino di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio, appena rieletto alla guida del Comune costiero, che richiama l’attenzione della Regione sugli impegni presi prima dell’ultima tornata elettorale. Quando l’Anci Abruzzo ha chiesto un incontro con il presidente Marco Marsilio e con i 19 sindaci della costa abruzzese, da Martinsicuro a San Salvo, per avviare un percorso di lavoro unitario tra tutti gli enti interessati e per verificare insieme quali regole seguire nell’applicazione delle norme previste e ribadite dalla recente sentenza del Consiglio di Stato, che stabiliscono che il termine ultimo della deroga delle concessioni balneari era il 31 dicembre del 2023.
Per questa ragione era stata decisa l’istituzione di un comitato tecnico composto dai tecnici della Regione e dei Comuni, in attesa che il Governo si pronunci in materia. La riunione si è svolta il 20 maggio nella sede della Regione Abruzzo, in piazza Unione a Pescara. Ma da quel giorno di quasi un mese fa non si è mosso neanche un granello di sabbia. (l.c.)