Spiagge: associazioni e sindaci contestano la proroga al 2027

6 Settembre 2024

Susi (della Fiba) accusa: «Strana la coincidenza con la fine del mandato di Meloni»

Una bocciatura su tutti i fronti. La proroga fino al 2027, prevista nell'ultimo decreto approvato dal governo, non soddisfa né i Comuni, né le associazioni di categoria. «Ciò che è uscito fuori non ci soddisfa, non ci piace», commenta Peppino Susi, della Fiba- Confesercenti. Per Enrico di Giuseppantonio, delegato Anci dei 19 Comuni costieri e sindaco di Fossacesia, «si scarica sugli enti locali la responsabilità di decidere se avviare subito le gare o attendere tre anni». Molto critica anche la posizione del Sib - Confcommercio. Proprio sui punti principali del testo - estensione della validità delle attuali concessioni fino a settembre 2027, obbligo di avviare le gare entro giugno 2027, durata delle nuove concessioni da 5 a 20 anni e obbligo di assunzione dei lavoratori impiegati nella precedente convenzione - si concentrano le perplessità. «Aspettiamo di leggere il testo definitivo per capirne bene i contenuti, poiché non siamo stati neppure consultati, come categoria, prima di arrivare alla decisione finale», afferma Susi, «chiederemo il parere del nostro ufficio legale, a Roma, per capire se c'è la possibilità di emendare il decreto. Ma ciò che è venuto fuori finora non ci piace: siamo stanchi di proroghe, le attività hanno bisogno di certezze per andare avanti ed investire. Il settore non può vivere così, in una continua incertezza».
Susi evidenzia inoltre che «ci sono molti passaggi del testo, soprattutto per quanto riguarda gli indennizzi e i criteri per la formulazione dei bandi, che non vengono spiegati. Sarebbe stato opportuno interloquire con la categoria prima di emanare un decreto che non è stato discusso in nessun tavolo di concertazione. Nessuno investe senza avere certezze e questo decreto non ne dà».
E parla di una «ennesima palla lanciata lontano per non affrontare il problema», alludendo «alla strana coincidenza della scadenza delle proroghe nel 2027, proprio quando scadrà il mandato del governo Meloni».
Per Di Giuseppantonio, delegato Anci per il Demanio Marittimo, «se da una parte si pone fino ad un groviglio di norme ristabilendo un certo equilibrio tra Comuni e balneatori, dall'altra non vengono sciolti i nodi principali. I balneatori avranno una boccata di ossigeno fino al 2027», sostiene, «ma per i sindaci, che devono confrontarsi subito con il governo su questa partita, non vi è alcuna tutela. Saranno loro, infatti, a dover decidere se avviare le gare per le concessioni degli stabilimenti balneari subito o attendere tre anni. Non vorrei che fosse una proroga automatica che va a scaricare sugli enti il rischio di entrare in conflitto con la giustizia, visti i passati pronunciamenti del Tar, del Garante per la concorrenza e della Corte europea sulla questione». E aggiunge: «Bene aver disciplinato la scadenza delle concessioni, che era alle porte, ma va fatta chiarezza su molti punti della norma, che doveva essere omogenea per tutti i Comuni. Il governo, se come ipotizzato ci sarà un aumento dei canoni demaniali, dovrà pensare di restituire parte di questi canoni agli enti locali che svolgono tutta l'attività relativa alle gare per le concessioni, l'espletamento delle stesse e i controlli».
«Il provvedimento non soddisfa i balneatori perché prevede la messa a gara delle loro aziende», scrivono in una nota congiunta il presidente nazionale Fiba-Confcommercio, Maurizio Rustignoli, e il segretario Sib-Fipe, Antonio Capacchione, che l’abruzzese Riccardo Padovano fa propria, «altre erano le aspettative ingenerate dalle dichiarazioni degli esponenti dell'attuale governo sull'esclusione del settore dall'applicazione della direttiva Bolkestein. Riuniremo gli organi dirigenti delle nostre organizzazioni territoriali per una valutazione del provvedimento legislativo e per decidere le conseguenti iniziative sindacali. Riteniamo che sia interesse di tutti, non solo dei balneari, una riforma del settore organica, che salvaguardi le aziende turistiche che attualmente operano, frutto dei sacrifici di migliaia di famiglie di onesti lavoratori. Continueremo a batterci per i nostri diritti».