Spiagge da vendere all’asta: sindaci della costa diffidati

Lettera a 19 Comuni: stop alle proroghe, entro il 15 maggio l’iter dev’essere avviato
PESCARA. Il conto alla rovescia è partito. Entro il 15 maggio l’iter per le vendite all’asta delle concessioni balneari dev’essere avviato. Una lettera dell’Authority mette in mora i sindaci della costa abruzzese. Sono 19 i Comuni interessati, da Martinsicuro a San Salvo, e 617 gli stabilimenti su un totale di 930 premessi demaniali.
La fetta più consistente di concessioni, secondo il Piano demaniale marittimo della Regione Abruzzo (vedi la tabella a destra) riguarda i Comuni di Pescara e Silvi che ne detengono rispettivamente l’11 e il 13 per cento. Ma l’ultimatum recapitato via pec alle amministrazioni comunali gela le aziende del turismo balneare alla vigilia dell’avvio della stagione. E nel giorno in cui Giorgia Meloni arriva a Pescara, per annunciare la sua candidatura alle elezioni europee, i primi cittadini diffidati dall’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, insieme agli imprenditori del mare e alle associazioni di categoria, con la Sib Confcommercio in prima linea, lanciano un ultimo disperato appello alla premier.
«Il governo deve assolutamente approvare un decreto con cui tuteli la scelta dei Comuni di fermarsi con le gare e quindi metta finalmente mano alla riforma della legge sul demanio marittimo che ormai ha più di trent’anni prevedendo una gestione pluriennale delle concessioni con un adeguamento dei canoni, che a noi non spaventa», sbotta Riccardo Padovano, presidente regionale Sib.
GLI EFFETTI.
Le imprese balneari sono ferme. Il futuro molto incerto sconsiglia, anzi impedisce loro di fare investimenti.
Anche i sindaci restano in attesa, dopo aver ricevuto la lettera di diffida che, di fatto, azzera le delibere con cui le loro giunte comunali hanno recepito la proroga delle concessioni fino al 31 dicembre del 2024 disposta dall’esecutivo Meloni. Ma per l’Authority non c’è proroga che tenga: la direttiva Bolkenstein, che ha imposto la vendita all’asta segnando il destino delle attuali concessioni balneari, dev’essere rispettata.
LA PREMESSA.
La lettera è perentoria già dalle prime righe. «L’Autorità ritiene necessario ricordare i propri numerosi interventi svolti in tema di concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, volti a censurare sia le proroghe ingiustificate sia le disposizioni contenute nelle procedure selettive avviate per l’assegnazione delle nuove concessioni suscettibili di pregiudicare il corretto confronto concorrenziale».
In particolare, per quanto riguarda le proroghe, l’Autorità scrive che «ha più volte sottolineato che il continuo ricorso a tale strumento violi i principi della concorrenza nella misura in cui impedisce il confronto competitivo per il mercato che dovrebbe essere garantito in sede di affidamento di servizi incidenti su risorse demaniali di carattere scarso, e favorisce gli effetti distorsivi connessi a ingiustificate rendite di posizione attribuite ai concessionari».
IL PUNTO CHIAVE.
La prova d’appello non c’è. «L’Autorità ritiene che la proroga in favore dei precedenti concessionari disposta dai Comuni», continua la lettera, «violi le norme richiamate, in quanto elusiva della scadenza al 31 dicembre 2023 del periodo transitorio indicato dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato e, dunque, volta a impedire, o comunque ritardare, l’applicazione della normativa eurounitaria e l’apertura alla concorrenza del mercato delle concessioni demaniali marittime, così impedendo di cogliere i benefici che deriverebbero dall’affidamento attraverso procedure a evidenza pubblica».
LE SENTENZE.
A questo punto occorre ricordare che nelle sentenze gemelle del 2021, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha affermato che, oltre il 31 dicembre 2023, le concessioni demaniali in essere «anche in assenza di una disciplina legislativa, cesseranno di produrre effetti, nonostante qualsiasi eventuale ulteriore proroga legislativa che dovesse nel frattempo intervenire, la quale andrebbe considerata senza effetto perché in contrasto con le norme dell’ordinamento dell’Unione Europea» e, pertanto, disapplicabile dal giudice amministrativo.
LA DIFFIDA.
In conclusione, secondo l’Autorità, le delibere delle giunte comunali si pongono «in contrasto con l’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, in quanto limita ingiustificatamente la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei servizi nel mercato interno, nonché con le disposizioni normative euro-unitarie in materia di affidamenti pubblici».
Ed ecco la diffida: «Ai sensi dell’articolo (…) i Comuni dovranno comunicare all’Autorità, entro il termine di sessanta giorni dalla ricezione del presente parere, le iniziative adottate per rimuovere le violazioni della concorrenza sopra esposte». Firmato: Roberto Rustichelli, presidente dell'Autorità Garante della concorrenza e del mercato.
Le lettere sono arrivate a destinazione il 15 marzo scorso. I sindaci abruzzesi della costa, finora, non hanno però preso alcuna decisione. La loro è una resistenza passiva in difesa di 617 imprese balneari che hanno una gestione prevalentemente a carattere familiare. Ma i sessanta giorni di tempo stanno per scadere: lo spettro delle vendite all’asta è dietro l’angolo.
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