Spiagge, l’Abruzzo evita l’asta anche se supera i parametri

9 Ottobre 2023

Le aree occupate sono il 67 % della costa, ma fa testo il dato nazionale del 33%

PESCARA. L’obiettivo di Palazzo Chigi era quello di dimostrare che in Italia c’è un’abbondante quantità di litorali disponibili per permettere di avviare nuove imprese, in modo da garantire la concorrenza richiesta dall’Europa senza mettere a gara le concessioni esistenti, nel rispetto dell’articolo 12 della direttiva Bolkestein. E lo scopo del governo è stato centrato perché la percentuale del 33% di occupazione, stabilita a livello nazionale dal tavolo tecnico del ministeriale, pone le basi per mettere in sicurezza sia le spiagge già in concessione sia quelle oggetto di domande di concessione non ancora perfezionate.
Non ci sono più incertezze, si tratta solo di portare a termine l’operazione di salvataggio attraverso una legge che determini il parametro utile a definire la scarsità della risorsa demanio da comunicare all’Europa.
Parametro che però l’Abruzzo ha ampiamente sforato con una percentuale regionale di demanio occupato che sfiora il 67 per cento (66,99%). Ma sui balneatori della nostra regione non si abbatterà la mannaia impietosa della direttiva europea Bolkenstein perché il calcolo va fatto sul dato medio dell’intero litorale italiano.
Esulta il presidente regionale del Sib Confcommercio, Riccardo Padovano (nella foto destra) che dichiara di aver sempre sostenuto «che in Abruzzo su 140 km di costa, tolte le riserve naturali e le aree portuali, ci sono ancora circa 60 chilometri da poter dare in concessione a terzi. Questa è la strada per incrementare il turismo balneare: dare l’opportunità a tanti giovani», sottolinea Padovano, «di avviare imprese e aprire stabilimenti attrezzati per valorizzare quelle vaste zone ancora libere che, la scorsa estate, erano frequentate dai bagnanti senza che questi potessero usufruire di alcun servizio».
E aggiunge: «Io non temo la concorrenza ma non capisco perché bisogna eliminare a un mercato che già funziona, come accade a Pescara, Montesilvano, Francavilla, quando abbiamo risorse del nostro territorio, come Rocca San Giovanni, Torino di Sangro oppure Fossacesia, che vanno valorizzate».
In effetti i dati ufficiali sull’incidenza delle concessioni in Abruzzo, di cui il Centro è venuto in possesso, dimostrano che ci sono zone in cui il demanio liberò è ridotto a cifre del 10, 16 oppure 20 per cento (Pescara è nella parte più alta della lista come lo sono Vasto, Francavilla al Mare, Montesilvano, Giulianova e Tortoreto) e altre che, al contrario, hanno vasti spazi ancora da sfruttare. Ci riferiamo in questo caso a San Vito Chietino (94,78%), Torino di Sangro (77,71%) Fossacesia (75%) e Rocca San Giovanni (73,31%). Sono questi gli esempi che spiccano.
I dati completi che pubblichiamo nella tabella centrale sono stati elaborati dal Servizio demanio della Regione che li ha trasmessi al ministero per permettere al tavolo tecnico di determinare la mappa nazionale delle concessioni. Non inganni però l’elevato numero complessivo di 940 permessi demaniali vantati dall’Abruzzo perché questa cifra si riferisce non solo agli stabilimenti balneari e alle spiagge ma anche alle attività di ristorazione, alle strutture ricettive, agli alaggi ecc. I metri quadrati di spiaggia attualmente occupati superano il valore di 3.592.000 su un totale di aree demaniali di oltre 6 milioni e 389mila metri quadrati. Fronte mare, le concessioni abruzzesi superano la lunghezza di 42 chilometri, su un totale accessibile di 115.756 metri lineari. Anche in questo caso è Pescara, con i suoi 5.968 metri, che batte gli altri 18 comuni della costa, con Città Sant’Angelo che rappresenta una sorta di porto franco con il cento per cento di spiaggia libera. Così ci dicono i numeri ufficiali.
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