Spiagge, nessuna prova d’appello

Concessioni balneari, ecco la nota della Corte di giustizia: «Non ci sono deroghe»
PESCARA. La Corte di giustizia europea, con la sentenza del 20 aprile scorso, ha definitivamente chiuso ogni partita possibile in tema di proroghe delle concessioni demaniali marittime. Che quindi dovranno andare all’asta, salvo quelle rilasciate prima del 2009 e, per tutte le altre, salvo “miracoli”. Tradotto in termini semplici, sta a significare che il governo dovrà di fatto portare a termine in appena tre mesi un lavoro di mappatura catastale delle spiagge per il quale occorrerebbe molto più tempo.
E dopo questa prima fase, lo stesso esecutivo dovrebbe anche ingaggiare una vera e propria battaglia con la Commissione europea.
Ecco perché la strada sembra essere ormai tracciata, e senza prova d’appello.
«Le concessioni di occupazioni delle spiagge italiane non possono essere rinnovate automaticamente, ma devono essere oggetto di una procedura di selezione imparziale e trasparente», così riporta infatti il comunicato stampa di accompagnamento alla sentenza della Corte di giustizia Ue che, dopo aver esaminato delle questioni pregiudiziali formulate dal Tar Puglia, ha in parole semplici affermato che i giudici nazionali e le autorità amministrative, comprese quelle comunali, debbano applicare le norme di diritto dell’Unione (la celeberrima direttiva Bolkenstein), «disapplicando le disposizioni di diritto nazionale non conformi alle stesse».
Per la Corte europea la partita è chiusa.(l.c.)

