Spiagge, sempre meno ambulanti: «Ci multano e non si vende nulla»

Stop agli assalti di una volta: gli extracomunitari fanno sempre più fatica a vendere la loro mercanzia E i bagnanti si dividono: «Compriamo libri per bambini, dobbiamo aiutarli». «Non pagano le tasse»
PESCARA. Quasi spariti i “vu cumprà" dalle spiagge. Fino a due o tre anni fa, i bagnanti avevano i nervi a fior di pelle a causa dei frequentissimi passaggi sotto gli ombrelloni, uno ogni pochi minuti, dei venditori ambulanti, molto spesso abusivi. Passaggi anche rumorosi con fischietti e urla (mitico il "palasole, palasole") stracarichi di mercanzie, con i cappelli in testa impilati uno sull'altro, le spalle ingombre di stendini con gli abiti, mani e braccia ricoperte di teli da mare.
IL BORSONE A MANO Crisi e leggi severe hanno decapitato il commercio ambulante sulle spiagge. Oggi basta un borsone portato a mano - «tanto non si vende niente», dicono - e un paio di ciabatte per percorrere da mane a sera il litorale e per ritrovarsi spesso a vagare tra gli ombrelloni senza rifilare neppure un accendino.
Chilometri macinati per riportare a casa «manco un centesimo, la gente dice che non ha soldi», si dispera Mustafà, senegalese, seduto a riposare su una sdraio libera negli stabilimenti lungo la riviera nord. Non amano farsi fotografare, gli ambulanti del mare, sono reticenti a mostrare le licenze che alcuni hanno in tasca, neppure se gli spieghi che non devono temere nulla perché l'acquirente ha il diritto di sapere che sta comprando da un venditore con tutte le carte in regola.
L’AUTORIZZAZIONE E qualche giovanissima new entry non parla affatto l'italiano. Chi ha in borsa l'autorizzazione, ripiegata dentro una busta di plastica, la tira fuori dietro nostra insistenza, ma subito la fa riscivolare dentro: nessuno deve guardare cosa c'è scritto e soprattutto nessuno deve scoprire se è un falso.
Sono pieni di rancore verso il Paese che li accoglie: «Nessuno ci aiuta, io non riesco a ottenere la residenza pescarese anche se abito qui dal 1995, ma ne ho bisogno per avere la pensione, non vendiamo nulla, non è più possibile vivere, ho preso 10mila euro di multe ma non le pago», si lamenta Ani, 70 anni, pakistano di Kraci, località dove ha lasciato moglie e due figli diciottenni che aspettano il bonifico mensile.
Ma nello stesso tempo ne sfruttano le leggi che li favorisce «spesso più dei nostri commercianti», sottolinea un’imprenditrice pescarese che prende il sole al Pepito e ha il dente avvelenato: «Anche se hanno la licenza, non pagano le tasse», tuona la signora mentre chiude una telefonata, «costoro sono troppo tutelati, lavorano con i clienti storici e il passaparola, non hanno neppure bisogno di cercarne di nuovi. No, nessuna nostalgia che non se ne vedono più in giro». Sotto gli ombrelloni corre voce che tra questi venditori ce ne siano alcuni che «tentano di piazzare anche oro e diamanti». Tra loro, mentre si incrociano sulla sabbia bollente, parlano le loro lingue e si lanciano messaggi che solo loro possono comprendere.
LO SCONTRINO Alle Hawaii, la coppia pescarese Michele e Cristina Di Virgilio, con alcuni amici riflettono: «Ma i venditori autorizzati emettono anche scontrino?», e ammettono che qualche volta, nel passato, hanno comprato «a chi si è presentato simpaticamente e senza essere insistente. Comunque, ultimamente se ne vedono pochi circolare».
Giordano Colace, romano, papà di due bimbi piccoli e marito della pescarese Alessandra Potalivo, ammette di «non sapere che si può chiedere di vedere la licenza, ma comunque io non compro mai nulla dagli ambulanti della spiaggia». Posta, del Bangladesh, vende aquiloni, peluche e salvagenti a paperella. Alla richiesta di visione della licenza per la vendita, glissa: «Si vende poco, quasi niente e io ho tre figli da sfamare. Ho 5000 euro di multe, ma le pago a rate».
LIBRI PER BAMBINI Al lido Barracuda, un'allegra comitiva di signore, nonne e nipoti con i bisnipoti al seguito, accolgono volentieri i vu cumprà: «Compriamo libri per bambini, si cerca di aiutarli», dicono Roberta Colancecco e Valeria Finocchio. Cuore di mamme e nonne, Rita Bertoni, Tina Berardini e Cristina Di Marco, che rivelano di aver acquistato, anni fa, teli da mare, cavigliere, pinze per capelli e occhiali da sole: «Da tempo, però, non compriamo più nulla. Ma ci sono persone che restano delle ore a scegliere le bigiotterie dagli ambulanti e poi acquistano tanta merce».
Dal cocco, ai cocomeri, alle pietre, scarpe, vestiti e costumi. Ne vede tanti passare davanti ai suoi occhi, Guido Ciati, bagnino della cooperativa Angeli di mare di Marco Schiavone e Carmen Padalino, di stanza al lido Hawaii.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

