Spiaggia negata agli anziani, c’è un esposto: «Verifiche della Capitaneria»

24 Marzo 2026

Il consigliere Avs Radici in Comune, Enrico Di Ciano: «Le spiagge sono beni demaniali, dello Stato». E chiede di chiarire se la condotta della gestione sia compatibile con il disciplinare di concessione

PESCARA. L’hanno chiamata prima “scelta aziendale” e poi, in seconda battuta, “scelta organizzativa”, ma la sostanza non cambia: una coppia di pensionati di 87 e 82 anni è stati mandata via dalla Croce del sud e dalla palma in prima fila che pagavano da cinquant’anni. Il motivo, spiegato dai titolari dopo le proteste dei clienti disposti anche a retrocedere in terza fila pur di restare, è stato duplice. Contestualmente alle rimostranze dei signori Gabriele, hanno detto: «Stiamo orientando la struttura verso una clientela più dinamica, che viva lo stabilimento in modo completo».

Poi, pochi giorni dopo il pandemonio che ne è insorto in termini di critiche, hanno aggiunto che «anche nei momenti di maggiore affluenza, come nel mese di agosto, l’area della prima fila risultava parzialmente vuota, con un impatto negativo sull’immagine complessiva dello stabilimento». Dunque, storici o no, anziani o no, via i clienti dalla prima fila per scelte aziendali e per motivi di immagine. Ma adesso, dopo che i balneatori stessi si sono spaccati, con il presidente della Sib Confcommercio Riccardo Padovano che ha preso le parti degli imprenditori, e la Ciba di Laila Di Carlo, che si è schierata con i clienti, interviene anche la politica, con un esposto da inviare alla Capitaneria.

Il tema, che poi sta facendo discutere da giorni, è chiarire se, al di là del caso in questione, un concessionario può gestire un bene demaniale come un qualsiasi bene privato, libero di mandare via un utente anche in assenza di ragioni legate a eventuali negligenze o comportamenti scorretti. È questo, in sintesi, che contesta il neo consigliere comunale di Alleanza Verdi Sinistra e Radici in Comune e segretario del circolo pescarese Enrico Di Ciano, che sulla vicenda “Croce del sud” ha preparato un esposto da presentare alla Capitaneria di porto.

E lo spiega così: «Le spiagge sono beni demaniali, appartengono allo Stato e, quindi, a tutti i cittadini. Un concessionario non è un proprietario, ma un gestore di un servizio pubblico: trasformare una concessione in un club esclusivo che seleziona gli ingressi in base all’età o al portafoglio non è libertà d’impresa, ma una violazione del Codice della Navigazione e del Codice del Consumo». E va avanti: «Le recenti giustificazioni dei titolari e la difesa d’ufficio del presidente regionale del Sib Confcommercio, Riccardo Padovano, secondo cui “le scelte aziendali non si discutono”, sbattono contro un principio giuridico invalicabile: le spiagge sono beni demaniali, appartengono allo Stato e, quindi, a tutti i cittadini».

Di qui la richiesta di approfondimento, un esposto, come annuncia il consigliere, che verrà depositato nelle prossime ore alla Capitaneria di Porto e agli uffici comunali competenti. L’obiettivo, dice il consigliere, «è verificare se la condotta della gestione sia compatibile con il disciplinare di concessione: il rischio, per chi discrimina la clientela su suolo pubblico, potrebbe essere la decadenza della concessione stessa. L'iniziativa punta a stabilire un precedente chiaro: a Pescara, come in tutta Italia, il mare deve restare accessibile a tutti, senza che nessuno possa sentirsi fuori target su una spiaggia che resta, per legge, patrimonio collettivo».

Poi conclude: «È paradossale», conclude Di Ciano, riferendosi al comportamento dei tre nuovi titolari della Croce del sud, «che i balneatori invochino la storicità delle loro strutture per difendersi dalla Direttiva Bolkestein e poi cancellino con un colpo di spugna la storicità di clienti che frequentano quei tratti di costa da oltre cinquant'anni. La tutela dell’investimento privato, per quanto legittima, non può mai tradursi in un danno alla dignità umana o in un ostacolo all'accessibilità universale dei beni comuni».

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