Spinelli: «Non ho ucciso nessuno Ero lì solo per aiutare Marco»

4 Gennaio 2020

Il 29enne accusato della morte di Cervoni racconta al gip la “sua” notte: lo chiamai per buttare la spazzatura Intanto l’autopsia ha stabilito che il 35enne di Penne è morto per un’emorragia causata dai colpi alla testa

PESCARA. «Non ho ucciso né picchiato nessuno. Ero lì soltanto per aiutare Marco. Mi sono dato da fare solo in quel senso». Nega tutto Guerino Spinelli, 29 anni, l'uomo arrestato perché ritenuto il responsabile della selvaggia aggressione mortale a Marco Cervoni, 35 anni, avvenuta il primo gennaio in un appartamento del "Ferro di cavallo" in via Tavo, nel quartiere Rancitelli. La vittima è morta subito dopo il trasporto in ospedale.
Stando al risultato dell’autopsia eseguita ieri pomeriggio dal dottor Giuseppe Sciarra, la morte sarebbe stata causata da un’emorragia provocata da diversi colpi inferti sulla testa da un corpo contundente (ma ci sono anche altre lesioni sul corpo, forse provocate dalle percosse cui la vittima è stata sottoposta). Il medico legale dovrà ora eseguire anche una serie di esami tossicologici e istologici prima di restituire la relazione fra 60 giorni al magistrato. Assistito dall’avvocatessa Melania Navelli, Guerino Spinelli ha dunque adottato la linea della completa estraneità a tutti i fatti accaduti nell’appartamento che la vittima utilizzava soltanto per andarvi a dormire e dove vivono due suoi amici, testimoni dell’accaduto stando almeno all’accusa. Il pm Paolo Pompa aveva chiesto al gip Elio Bongrazio la misura cautelare in carcere per una ipotesi di omicidio volontario. L’interrogatorio di ieri doveva servire per convalidare il fermo di polizia operato poco tempo dopo il fatto dagli agenti della questura di Pescara. Ma la difesa di Spinelli spiazza un po’ tutti.
«Io non c’entro niente con quell'aggressione. Stavo uscendo da casa di mia madre che abita al piano superiore quando ho visto davanti alla porta Marco sanguinante a terra. Ho cercato di chiedere aiuto e ho anche chiesto a un vicino di chiamare l'ambulanza. In quell’appartamento non sono mai entrato».
Ma la ricostruzione dei fatti, ora all’attenzione del giudice che questa mattina scioglierà ogni riserva sulla convalida del fermo e sulle due opposte richieste, di accusa (che ha chiesto la misura in carcere) e di difesa (che ha chiesto una misura meno afflittiva del carcere come gli arresti domiciliari), è completamente diversa dalla tesi difensiva sostenuta dall’indagato. La coppia che abita nell’appartamento dove Cervoni andava a dormire, alla polizia ha fornito una versione concorde dei fatti. Spinelli sarebbe entrato in casa ed avrebbe iniziato a picchiare Marco che era ancora nel letto. Avrebbe proseguito nel bagno, per poi trascinare la vittima fuori dall’uscio di casa anche per accontentare il padrone di casa che non voleva essere coinvolto. La donna è stata anche più esplicita affermando a voce alta: «Perché avete usato la mia stampella. In che casino mi avete messa!!». E infatti la vittima sarebbe stata colpita violentemente anche con un bastone e la stampella presentava peraltro tracce di sangue.
Ma contro Guerino Spinelli c’è un'altra testimonianza che sarà difficile superare per la difesa. Un teste vicino di casa che alla polizia ha dichiarato di aver visto Spinelli colpire violentemente, con i calci, la vittima mentre era a terra davanti l’uscio di casa. Versione opposta a quella dell’indagato che ha detto al giudice di essersi prodigato per aiutare Marco Cervoni che era agonizzante a terra. Ma c’è anche un ulteriore elemento contro Spinelli. La coppia che ospitava Cervoni, ha riferito alla polizia che Guerino Spinelli, appena entrato in casa, è andato a picchiare Marco dicendogli «perché non mi hai risposto al telefono. Mi stai prendendo per il culo?».
E il giudice ha fatto una domanda mirata in questo senso. Ha infatti chiesto a Spinelli perché alle 2 e mezza della notte ha telefonato alla vittima, senza peraltro ottenere risposta (cosa che coinciderebbe con la frase pronunciata dall’indagato). E Spinelli avrebbe risposto che lo aveva chiamato per farsi «aiutare a gettare la spazzatura». La polizia sta ora lavorando sul possibile movente che potrebbe essere legato alla droga.
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