«Spinelli non è credibile, resti in carcere»

5 Gennaio 2020

L’omicidio di via Tavo, il giudice convalida il fermo: «Ha colpito più volte Cervoni, voleva ucciderlo»

PESCARA. «La difesa svolta dallo Spinelli nel corso dell'interrogatorio si manifesta inidonea a scardinare l'impianto accusatorio». Il gip Elio Bongrazio, nella misura cautelare disposta a carico di Guerino Spinelli, 29 anni, accusato dell'omicidio volontario del 34enne pennese Marco Cervoni, non ha creduto a una parola del racconto fornito dall'indagato, difeso dall’avvocato Melania Navelli.
I TESTIMONI «Tali dichiarazioni», continua il giudice nella sua ordinanza con la quale convalida il fermo di polizia e dispone la custodia in carcere, «contrastano insanabilmente con quelle dei testimoni oculari a carico dei quali non ricorrono sospetti di accuse calunniose soprattutto dove si consideri che, come riferito dallo stesso indagato, il testimone è in buoni rapporti con lo Spinelli: così come verso gli altri testi, quest'ultimo non ha evidenziato pregressi litigiosi. Inoltre, della presenza dello Spinelli fino al suo ritrovamento non v'è traccia nei verbali redatti dalla polizia giudiziaria».
LA TELEFONATA Questo perché Spinelli aveva dichiarato di aver atteso che Cervoni salisse sull'ambulanza prima di andare via dal luogo del delitto. Quanto al teste a cui si riferisce il giudice, è il vicino di casa che alla polizia ha dichiarato di aver visto l'indagato, da lui conosciuto e peraltro identificato anche nelle foto segnaletiche, prendere a calci la vittima sul pianerottolo dell'abitazione di via Tavo dove si sarebbe consumata la seconda parte dell'aggressione. Il gip punta anche sulla telefonata che Spinelli fece alla vittima alle 2,28 del primo gennaio: telefonata senza risposta.
«E' evidente che la telefonata non è stata fatta per il motivo indicato dall'indagato, e cioè per farsi aiutare a buttare l'immondizia. Tale motivazione, di per sé inverosimile, risulta del resto smentita da quanto riferito da K.C., ossia che Spinelli aveva trascorso la notte di fine anno insieme a lui e che lo Spinelli si era separato da lui alle 5 del mattino».
L’AGGRESSIONE E quindi Guerino Spinelli «voleva contattare la vittima per una finalità (allo stato ignota) di rilevante importanza per il medesimo tanto è vero che, come riferito dal padrone di casa dove la vittima dormiva da circa due mesi, lo Spinelli prima di iniziare a percuotere Cervoni gli chiedeva ragione del perché non gli avesse risposto al cellulare aggredendolo anche verbalmente per non essere andato da lui».
L'aggressione, secondo il giudice, e stando alla ricostruzione fatta dalla donna romena che condivideva l'appartamento con il suo amico e con la vittima, sarebbe iniziata proprio dentro casa (Spinelli ha invece negato di esservi mai entrato). La morte, secondo l'autopsia, sarebbe avvenuta per emorragia per i diversi colpi inferti sulla vittima con un corpo contundente.
IL BASTONE SPEZZATO «Si ritiene», scrive il gip, «che tali ferite siano compatibili con il bastone di legno spezzato in tre parti rinvenuto all'interno dell'appartamento dove la vittima era ospitata, come pure riferito dai testimoni presenti all'aggressione».
«L'entità dei colpi inferti che hanno attinto anche il capo, e dunque una parte vitale dell'aggredito, la reiterazione degli stessi e i mezzi utilizzati portano a ritenere che egli abbia voluto cagionare la morte di Cervoni, intervenuta dopo nemmeno due ore da quando il prevenuto ha cessato la propria condotta criminosa».
IL SANGUE In casa la polizia aveva trovato i pavimenti bagnati e in un cestino vi era della carta assorbente intrisa di sangue. Sulla parete sinistra del soggiorno vi era appoggiata una stampella con la parte inferiore «verosimilmente sporca di sangue». La polizia aveva peraltro registrato una significativa frase pronunciata dalla romena nel momento in cui gli agenti entrarono in casa. «Perché avete usato la mia stampella? In che casino mi avete messa?».
Una frase al plurale che dovrà essere approfondita dalla squadra mobile del dirigente Dante Cosentino, soprattutto per chiarire che cosa effettivamente accadde in quell'appartamento prima che Spinelli trascinasse sul pianerottolo la vittima agonizzante.
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