Spoltore contesta Sospiri: «Il nome sarà Nuova Pescara»

19 Dicembre 2023

Matricciani (Pd) contro il presidente del consiglio regionale «Non si cambia ciò che è stato deciso con il referendum»

PESCARA. Il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri di Forza Italia è sicuro: la città unica che nascerà il 1° gennaio del 2027 con la fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore si chiamerà Pescara, dice Sospiri, «e questa è la scoperta dell’acqua calda». Non è così per le amministrazioni di Montesilvano e Spoltore, legate da un patto non scritto e pronte a votare lo statuto contestato che prevede il nome “Nuova Pescara”. «Ha ragione il presidente del consiglio regionale: il nome della nuova città non è argomento di dibattito, infatti non può essere Pescara», dice Lucio Matricciani, presidente Pd del consiglio comunale di Spoltore. E agli atti della fusione c’è un parere che non ammette il nome “Pescara” perché sarebbe incostituzionale e in contrasto con il referendum del 2014.
Il 28 dicembre prossimo Montesilvano e Spoltore approveranno lo statuto che prevede il nome “Nuova Pescara” e poi la divisione in 4 municipi (Spoltore, Montesilvano, Castellamare e Porta Nuova); Spoltore avrà 12 consiglieri municipali mentre saranno 16 i consiglieri negli altri tre distaccamenti per un totale di 60. La bozza di statuto prevede anche gli assessori nei municipi, al massimo 4 con la possibilità di due assessori esterni. Pescara è in disaccordo su tutto: la linea ferma di Pescara, in accordo tra centrodestra e centrosinistra, è che la città unica continui a chiamarsi Pescara e abbia al massimo 52 consiglieri municipali senza assessori nei distaccamenti. E il 28 dicembre a Pescara non si voterà lo statuto: secondo l’interpretazione del presidente del consiglio Marcello Antonelli della Lega, supportato da centrodestra e centrosinistra, la decisione si può prendere fino al 31 dicembre del 2026 e, in ogni caso, a decidere sarà la prossima amministrazione.
«Sospiri», dice Matricciani, «sa perfettamente che con legge regionale non è possibile cambiare il nome di una città, e dunque della Nuova Pescara. Lo ha ribadito di recente la stessa Regione affrontando la questione della denominazione della città di Popoli, in una delibera del consiglio firmata da un certo Sospiri dove è scritto, e cito testualmente: “Fin dalle prime pronunce in materia, la Corte Costituzionale ha affermato che l’obbligo di sentire le popolazioni interessate costituisce un principio inderogabile a tutela della partecipazione delle comunità locali all’adozione di decisioni fondamentali che le riguardino e, pertanto, a garanzia della loro autonomia nei confronti delle Regioni” e che “per quanto concerne le modalità della consultazione, i giudici di Palazzo della Consulta hanno stabilito, e più volte ribadito, che le popolazioni interessate debbano essere sentite direttamente mediante referendum, quale strumento indispensabile per appagarne le esigenze partecipative”». Sempre il documento firmato Sospiri», prosegue Matricciani, «annota che “la consultazione delle popolazioni interessate non può essere surrogata da pareri emessi dai Comuni e dalle Province”. Mi chiedo che senso abbia avuto passare anni ad ascoltare sproloqui sul dovere politico e morale di rispettare il referendum del 2014, quando poi si pensa di poter lanciare a mezzo stampa un vero e proprio editto, in totale contrasto con quella che fino a ieri veniva indicata come “volontà popolare”. È avvilente, infine, la scarsa considerazione riservata al lavoro dell’assemblea costituente e delle commissioni, dove ormai quasi due anni fa il costituzionalista Romano Orrù ha spiegato quello che Sospiri non ha ancora capito, cioè che qualsiasi modifica al nome, senza un nuovo referendum, sarebbe incostituzionale».
E in un parere su un documento di 11 pagine il prof dell’università di Teramo dice così: «A meno che non si voglia procedere a una nuova consultazione referendaria, il mantenimento del nome Nuova Pescara in questa fase appare come la sola soluzione pienamente conforme a tutti i vincoli normativi».